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I personaggi di Sala Consilina

Gennaro AMODIO, teologo, fu arcidiacono del Capitolo diocesano dei canonici a Teggiano e vicario del Vescovo. Morì a 93 anni.  Per essere fuggito dal seminario e aver seguito Garibaldi al suo passaggio per il Vallo fino al Volturno, non potè essere nominato vescovo. Per i suoi meriti scientifici, letterari e morali fu nominato cavaliere della Santa Sede. Nel 1925 l'amministrazione comunale ribattezzò la via Rossetti col suo nome. (F. R0SSI, Cronaca della città  di Sala Consilina, 1900 e A. RIMOLDI, Decennio. Cronaca di Sala Consilina, 1928).

Giuseppe APICELLA, avvocato e scrittore, uno dei capi della massoneria locale, fu direttore del periodico locale «La vedetta» (1910) e autore di due raccolte di versi, L'amore (1887) e Dal cuore (1887). La tradizione orale gli attribuisce anche un romanzo. (A. DIDIER, La letteratura dialettale di Teggiano, 2008).

Nicola BOSCHI, sacerdote, economo curato della parrocchia di Sant'Eustachio, scienziato, prese parte attiva al movimento repubblicano del 1799, che si riuniva nella spezieria del notaio Giovanni Cioffi, leggendo proclami, lettere e satire provenienti da Napoli contro i sovrani. Caduta la Repubblica napoletana, che a Sala contò qualche decina di morti, fu perseguitato e dovette restare nascosto fino al 1806. Fu istitutore dei figli del re Gioacchino Murat. Cospirò nel 1820 come affiliato alla carboneria. Continuò a propugnare le idee libertarie fino alla morte, avvenuta il 5 maggio 1848. (F. ROSSI, Cronaca cit. e G.COLITTI, Repubblicani e sanfedisti a Sala nel 1799, in La rivoluzione del 1799 in provincia di Salerno, 1999).

Michelarcangelo BOVE nacque nel 1790. Tenente della guardia d'onore, fu con Napoleone in Russia e fu uno dei superstiti che ne fecero ritorno. Il fratello Giuseppe fu condannato all'ergastolo dal regime borbonico per aver partecipato ai moti del 1820 e uscì di prigione con l'amnistia del 1830. Michelarcangelo partecipò, a sua volta, ai fatti del 1848, dai quali uscì indenne. Sindaco di Sala dal 1842 al gennaio 1849 e ancora dal febbraio 1860 fino al 17 ottobre dello stesso anno, data della sua morte. Benvoluto dalla cittadinanza per il suo animo filantropico e la sua attenzione per le classi più umili, procedette alla riduzione degli oneri fiscali e, nello stesso tempo, realizzò opere pubbliche di notevole impegno finanziario per il Comune; tra queste, la strada  (oggi via Roma) che da Piazza Monteoliveto (oggi Piazza Umberto I) arriva all'ex convento dei Cappuccini, accomodando anche la strada che di qui, passando per il Cimitero, si congiunge alla nazionale per le Calabrie; migliorò in più punti la viabilità  cittadina, dando, così, la possibilità  di lavoro alla classe più disagiata. Mise ordine nel patrimonio comunale, impegnandosi anche a porre fine alle liti pendenti, come quella secolare nei confronti dei baroni Caracciolo di Brienza. (Annali, Sala Consilina Comune del Regno d'Italia. 1861-1870 a cura di E. Spinelli e M. Esposito).

Emilio Baldassarre CIOFFI, medico e scienziato, nacque a Sala Consilina il 5 dicembre 1864. Laureato in medicina presso l'università  di Napoli, fu assistente del prof. Cantani al Laboratorio della prima clinica di Napoli; nel 1891 analizzò a Sala Consilina le acque potabili del Vivo e della Levata. Tenne per trent'anni la cattedra di Medicina interna all'università  di Napoli. Tra le moltissime opere nel vasto campo clinico si segnalano La paura come causa di morte e Il vago in rapporto alla forma maligna e complicanze del morbillo. Morì novantenne a San Pietro Vernotico (Brindisi) il 10 settembre 1954. (Notizie gentilmente fornite da Adriano Romano).

Alfredo DE MARSICO nacque a Sala Consilina il 24 maggio 1888 da Alfonso, archivista della sottoprefettura, ed Emilia Rossi. In occasione delle elezioni politiche del 1897 il padre fu invitato dal sottoprefetto a votare per il candidato al Parlamento Emilio Giampietro; avendo rifiutato, perché orientato a votare per Giovanni Camera, fu trasferito subito dopo a Rossano Calabro, dove, in compenso, il figlio Alfredo potè frequentare il ginnasio, che a Sala sarà  istituito nel 1908; continuò poi le ultime due classi del ginnasio e il Liceo ad Avellino. Qui si rivelò brillante oratore e letterato, quando pronunciò, a soli diciassette anni, un discorso per il monumento a Francesco De Sanctis; e molti altri ne terrà  nel corso della sua vita, pubblicati in Discorsi e scritti. Si laureò a Napoli nel 1909 a ventuno anni con la pubblicazione della tesi su La compra-vendita di cosa futura. Nel 1915 uscì il suo primo libro sul diritto penale, La rappresentanza nel diritto processuale penale. Conoscitore profondo della lingua tedesca, ma anche di quelle inglese, francese e russa, curò la rubrica della letteratura tedesca sulla rivista "Scuola positiva" di Enrico Ferri. Favorevole al fascismo, nel quale vedeva il garante dell'ordine, fu eletto deputato nel 1924 e si fece promotore di alcune riforme legislative. Alla Camera fece parte di varie commissioni. Dal 1939 al 1943 fu membro del Consiglio delle Corporazioni delle professioni e delle arti, in rappresentanza degli avvocati e procuratori e preside della provincia di Avellino. «Liberale del fascismo», come lo definiva Mussolini, si oppose alla introduzione della pena di morte e sperava in un passaggio del fascismo a una fase di liberalizzazione. Pubblicò anche una Riforma della legislazione (1935). Guardasigilli dal 5 febbraio al 25 luglio 1943, fu estensore dell'ordine del giorno Grandi, che accelerò la caduta di Mussolini e del regime fascista, con la conseguente condanna a morte in contumacia il 10 gennaio 1944 nel processo di Verona e l'allontanamento per quattro mesi dall'attività  forense. Fedele alla monarchia come espressione dell'Italia unita, fu senatore per il partito monarchico, nella circoscrizione di Sala Consilina-Avellino, dal 1953 al 1958 (seconda legislatura). Agl'inizi degli anni "70 condusse una campagna giornalistica contro la politicizzazione della magistratura e contro il terrorismo. Libero docente in diritto e procedura penale nel'università  di Roma dal 1915, vinse poi la cattedra nella stessa disciplina a Camerino (1922), Cagliari (1926), Bari (1926), Bologna (1931), Napoli (1935) come ordinario di diritto processuale penale e infine ordinario di diritto penale nell'università  di Roma, cattedra che ricoprì fino al 1963. Come avvocato, fu considerato uno dei principi del foro di tutta l'Italia; fu presidente dell'ordine degli avvocati e procuratori di Napoli. Raccolse le sue Arringhe, a partire dal 1928, in cinque volumi. Altre opere degne di essere ricordate, di natura letteraria, oltre che giuridica, sono: Voci e volti di ieri (1948), Penalisti italiani (1960). Antonietta Stecchi De Bellis, sua grande ammiratrice, curò altre pubblicazioni del o sul maestro: Toghe d'Italia (1979), Pensieri su Alfredo de Marsico, Incantesimo della parola ed il volume celebrativo Alfredo De Marsico (1987), nonché Il sole tramonta sul tavolo di questa corte di Assise (1989). Morì a Napoli l'8 agosto 1985.

Marco Antonio d'Otaro (1577-1644). A diciannove anni, nel 1596 entrò nella Compagnia di Gesù. Ancora studente, si recò in missione in Perù. Per circa quarant'anni fu dedito all'insegnamento di Latinidad, Umanidad y Rhetorica: fu considerato "eminente en letras humanas" e buon conoscitore della lingua indigena (quechua); nonostante il cagionevole stato di salute, si dedicò alla evangelizzazione con tanto zelo, manifestato verso i malati e i poveri, da essere definito "apostol de los indios". Da Lima (Perù), si spostò a Còrdoba (Argentina), dove più volte soggiornerà e troverà la morte a sessantasette anni, a Santiago del Estèro e a San Miguel de Tucuman. (Salvatore Ferraro, Marco Antonio d'Otaro. Un gesuita di Sala tra gli indios, in "EURESIS", 1985, pp. 64-70).

Gianluigi (di) OTERO, fu autore di alcune tragedie e poesie. (F. ROSSI, Cronaca cit.).

Domenico DE PETRINIS, nato a Sala il 14 marzo 1849, era figlio di Giuseppe, che ospitò a pranzo Giuseppe Garibaldi al passaggio per Sala il 5 settembre 1860. La sua famiglia fu perseguitata dal regime borbonico durante il periodo risorgimentale, a partire dal 1799. Orfano dei genitori in tenera età , a diciotto anni fu eletto capitano della Guardia Nazionale. Appena eleggibile, fu consigliere comunale; il 1877, a ventotto anni, fu eletto sindaco: intervenne energicamente nel settore della pubblica viabilità , allora in pessime condizioni, realizzando la strada per la Grancia e la via di accesso al paese, poi a lui intitolata, volgarmente detta ciamba ri cavallu, una nuova illuminazione pubblica e una più dignitosa sede comunale, fatta decorare a sue spese come ricordo personale, dotandola anche di un orologio alla francese; prestò non poca attenzione alle scuole, all'agricoltura, alla sanità ; non di rado usò il proprio denaro per il bene pubblico. Nel 1882 fu eletto deputato, sedendo nei banchi della sinistra di Depretis. Si adoperò per la bonifica del Vallo di Diano e per la costruzione della linea ferroviaria Sicignano-Castrocucco, che poi si arrestò a Lagonegro, ma la morte, il 24 febbraio 1884, lo colse a soli trentacinque anni e non fece in tempo a vederla realizzata. (P.RUSSO, Domenico De Petrinis. Memorie di un buon governo, 1986).

Gaetano DE VITA, dottore in medicina e chirurgia, nacque a Sala Consilina il 19 gennaio 1836. Fu sindaco dal gennaio 1875 al marzo 1876 e più volte consigliere. Tradusse il poema di Girolamo Fracastoro sulla Sifilide o De morbo gallico e gli Aforismi di Ippocrate. Stampò anche il poema in ottave La lotta (1897); di lui resta anche un romanzo Conflitto tra Chiesa e Stato, ispirato a I promessi sposi del Manzoni, con riferimento a un Don Rodrigo locale, il governatore Don Diego Noboa, poi ammazzato a furor di popolo.

Giuseppe DE VITA, poeta dialettale, nacque a Sala Consilina nel 1866 dal medico Gaetano, poeta e scrittore (Vedi sopra), e da Elisa del Vecchio. Laureato in matematica, svolse la professione di ingegnere con competenza e umanità. Fu consigliere comunale e direttore dei lavori dell'edificio che sarà sede del Regio Ginnasio alla sua istituzione nel 1908. Chi lo conobbe ricorda che amava l'arte in genere e che seguiva i giovani desiderosi di progredire negli studi e quelli che si esercitavano nella filodrammatica e nelle arti figurative. Morì l'8 gennaio 1943. Pietro Falci, già  docente di lettere al Liceo «Tasso» di Salerno, che frequentava da giovane il suo salotto culturale agl'inizi degli anni "40, ebbe occasione di trascrivere non pochi dei suoi sonetti in dialetto salese, pubblicati a cura della pro loco di Sala Consilina il 2001 sotto il titolo Quadretti di vita salese, che un competente accademico ha giudicato degni di figurare accanto alle opere dei più grandi poeti dialettali italiani. Si spera di poter ritrovare altri componimenti dello stesso autore.

Gaetano ESPOSITO, uno dei migliori pittori della scuola di Posillipo, che fiorì sul finire dell'Ottocento, nacque a Salerno il 17 novembre 1858. Fu allievo di Domenico Morelli al Reale Istituto di Belle Arti di Napoli, ispirandosi a pittori meridionali del Sei-Settecento, quali Massimo Stanzione, Bernardo Cavallino e Gaspare Traversi, dei quali colse la ricchezza cromatica e la trasfuse nelle ricerche sugli effetti della luce. Partecipò a mostre in città italiane (Napoli, Roma, Torino e Milano) ed estere (Monaco di Baviera e Pietroburgo). Tra i quadri sono da ricordare Cristo tra i fanciulli, il bozzetto del Cristo mostrato al popolo, In Chiesa, La tentazione, Attesa dolorosa, Gli zingari, La grotta del palazzo Donn'Anna, Veste di sposa e alcuni ritratti. Ammalatosi per il suicidio di una giovane innamorata di lui, fu curato per qualche anno da una sorella a Sala Consilina, dove morì, suicida anche lui, il 7 aprile 1911 e nel cui cimitero fu ed è tuttora sepolto. Nel 1927 Il Circolo Artistico di Salerno gli dedicò una lapide sul palazzo Edilizia, poi crollato. (Notizie gentilmente fornite da Adriano Romano, che possiede anche una sessantina di foto di opere dell'artista). 

Gioacchino GARONE (Sala Consilina, 7 maggio 1913 - Padula, 13 giugno 1960). Vincitore a diciotto anni del concorso magistrale per la Campania, si distinse come maestro elementare di ruolo. Amante degli studi, conseguì poi la laurea in materie letterarie presso l'università  di Urbino. Chiamato alle armi, fu per quattro anni di guerra tenente di fanteria (agosto 1940-maggio 1945). Nel 1950 ebbe l'incarico di direttore didattico del circolo di Cava dei Tirreni e, come reggente, di quello di Mercato San Severino, distinguendosi per le capacità  organizzative e gli orientamenti educativi, che gli procurarono elogi e riconoscimenti da parte delle autorità  superiori. Vincitore di concorso, fu dal 1958 titolare della Direzione didattica di Sala Consilina e Teggiano, con risultati sempre encomiabili, fino alla morte, causata da un fatale incidente d'auto nel 1960. Nel 1955 aveva ricevuto il diploma di terza classe dei «benemeriti della scuola, della cultura e dell'arte», con medaglia di bronzo. Nel 1956 era stato nominato dal Ministero della Pubblica Istruzione ispettore bibliografico onorario di varie biblioteche di comuni del Vallo di Diano e degli Alburni e, con rara sensibilità  culturale, seguì, accanto a Venturino Panebianco gli scavi archeologici di Sala Consilina e Padula, l'allestimento di un laboratorio di restauro e di un'esposizione all'interno della Certosa, che sarebbe poi diventata Museo della Lucania Occidentale.  (Notizie documentate fornite da Adriano Romano).

Michele GARONE (1911-1987), fratello di Gioacchino, svolgeva la professione di avvocato a Napoli, dove si era laureato. La sua casa in via Partenope era un richiamo di persone della scuola, dell'amministrazione, dell'università, per questioni di studio o di lavoro. Insegnò materie giuridiche in istituti di prestigio quali il "Diaz" e "Mario Pagano". Organizzò concorsi per materie giuridiche ed economiche della Regione Campania, istituendo seminari di preparazione ed esami di selezione che hanno garantito organici di docenti dello standard più elevato. Con un piede nell'ufficio legale oltreoceano, fu chiamato a dirigere complessi scolastici importanti come il "De Sanctis" di Nola e il "De Nicola" di Roma. Amministratore e consulente della "Rivista di Studi Sociologici e antropologici", diede impulso a scambi e iniziative congiunte col presidente del Senegal, il poeta Leopold Sédar Senghor, promotore dell'insegnamento del Latino nelle università  senegalesi; favorì anche ricerche di avanguardia come l'etnomedicina e le letterature "sacrificate" dei Paesi francofoni e anglofoni del continente africano e dei Caraibi. Tra le pubblicazioni si segnalano: Le origini economiche del fenomeno consortile salernitano, in "Economia Sociale", 1961; Contratti agrari tipici nel salernitano intorno al Mille, in "Rassegna storica Salernitana", 1961; Airateca e palmentateca tra le prestazioni dei portionari salernitani, ed. Conte, Roma 1961; Il turismo nella Comunità  Economica Europea, in "Economia Sociale", 1962; Le classi rurali nel Principato Longobardo di Salerno, Conte ed., Pozzuoli (Na) 1962. (Notizie gentilmente fornite dal prof. Giovanni D'Alascio, di Napoli).

Renato GASARO (1922-1980). Scultore e pittore autodidatta, dedicò un’intera vita all’arte. Operò non solo a Sala Consilina e nel Vallo di Diano, ma in Svizzera e in Toscana. Particolarmente fedeli furono le riproduzioni in argilla del suo volto, di quello della madre, del Cristo morto e dell’Addolorata. Dipinse alcuni paesaggi e nature morte, la Madonna delle grazie nell’omonima cappella e la Madonna di Loreto su tela nell’omonima cappella. 

Costantino GATTA, medico e antiquario, figlio del medico Giuseppe Gatta, nacque a Sala nel 1663. Fu avviato agli studi di medicina a Napoli, dove conobbe il giurista lucano Amato Danio, cultore di memorie patrie. Nel 1715 fu capoeletto a Sala e in quello stesso anno, a seguito del miracolo della trasudazione della manna, promosse l'ampliamento del santuario di San Michele Arcangelo sul Monte Balzata, divenuto da allora patrono della città. Mosso da analogo amor patrio prese a scrivere la storia regionale: La Lucania illustrata (1723); Memorie topografiche storiche della Lucania (1732) . Prima ancora aveva dato alle stampe opuscoli di varia scienza: Aurora acromatica sive Isagogicum, tria complectens systemata, primum astronomicum, secundum medium, tertium phisicum, Napoli 1703; Il trionfo della medicina (apologia contro Plinio), Napoli 1716; 2) Di uno strano e mostruoso crescimento di peli, di barba e di ugne in due donne napoletane; 3) Di una strana pregnezza di mesi ventidue, entrambi gli ultimi due pubblicati in una silloge a Venezia, nel 1736; alcune opere postume furono stampate dal figlio Giuseppe con erudite osservazioni. Morì a Sala nel 1741 e fu sepolto nella chiesa dei cappuccini; dopo la soppressione del convento la vistosa lapide in pietra, per iniziativa di F. Rossi, nel 1884 fu trasferita nel cimitero cittadino, dove si trova tuttora: nell'epigrafe, insieme ai suoi meriti culturali e professionali, risalta la sua pietà  per i poveri. Al di là  dei limiti riscontrabili nella cultura dei tempi, va sottolineata la sua tendenza razionalistica propria dell'illuminismo, sia nell'erudizione storica che in quella scientifica e filantropica, che ne fanno, sotto certi aspetti un precursore rispetto ai successivi cultori di memorie. (F. Bracco, La famiglia Gatta di Sala Consilina, tesi di laurea 1968/69). 

Diego GATTA, sacerdote, giureconsulto, nacque a Sala il 26 aprile 1729 da Angiolantonio, dottore in utroque jure e Antonia Martucci, di Eboli. Dopo aver appreso i primi rudimenti del sapere al suo paese, si recò a Napoli, dove proseguì gli studi, avendo come maestro, dopo altri, l'abate Antonio Genovesi, che frequentò anche come suo parente. Conseguita la laurea, tornò a Sala per motivi di salute. Il vescovo di Capaccio lo nominò avvocato dei poveri. All'interno della chiesa ricettizia di Santo Stefano ebbe l'incarico di archivista. Rimessosi in salute, il Gatta ritornò nel 1767 a Napoli, dove rimase a lungo. Nel 1771 fu nominato Uditore Generale del vescovo di Anglona e Tursi, Giovan Battista Pignatelli. A fianco del ministro riformatore Bernardo Tanucci attese, per incarico del re, a riordinare le leggi sotto il titolo Regali dispacci (1773-77), il cui primo degli undici volumi fu dedicato proprio al Tanucci e Riflessioni sopra la ecclesiastica ordinazione e la materia beneficiale (1777); ma nel 1777 il Tanucci fu allontanato dal governo e il re proibì al Gatta di continuare l'opera. Negli ultimi anni di vita si dedicò alla modifica del Codice Carolino, ma ne fu distolto dagli eventi del 1799. Avendo deplorato alcuni eccessi, fu assalito in casa e depredato delle cose migliori, tra cui la ricchissima biblioteca, che fu data alle fiamme sotto i suoi occhi. Fu anche momentaneamente arrestato e, a seguito della persecuzione, che a Sala fece, tra l'altro, registrare qualche decina di morti e tra essi il nipote adottivo Michele Gatta (Angelo Andrea Genovese), si rifugiò presso i Genovese suoi parenti a Eboli, dove morì il 22 giugno 1804. Secondo Gabriele De Rosa il Gatta «fu il maggiore difensore della patrimonialità e della laicità della "massa comune". Discendente da una famiglia patrimoniale di Sala, Gatta trasformò in fatto legislativo la prassi realistica in materia di rapporti tra stato e chiesa. Potremmo dire che dal suo lavoro di codificazione il giurisdizionalismo acquistò una dimensione di base, divenne cioè l'espressione diretta degli interessi corporativi dei cleri gentilizi locali». Aurelio Musi ritiene particolarmente importanti «alcune consulte pubblicate dal Gatta sulla vicenda del catasto onciario; esse documentano le difficoltà di applicazione del catasto onciario, i reclami delle università e dei cittadini, la non disponibilità delle comunità locali ad abbandonare il vecchio sistema tributario fondato su dazi e gabelle». Ingegno versatile, utilizzò le sue conoscenze mediche e il suo patrimonio a beneficio degl'infelici. Si occupò anche di musica e, oltre a comporre opere a gara coi musicisti della capitale, scrisse un trattato in contraddittorio con Domenico Cimarosa, suo amico. Fu in corrispondenza con Antonio Genovesi, col Conforti, col Cirillo, col Pecchineda e col Vario, rimanendo in contatto col Tanucci anche dopo il suo ritiro a Portici. (G. COLITTI, Repubblicani e sanfedisti, in La rivoluzione del 1799 in provincia di Salerno a cura di I. Gallo, 1999).

Francescantonio GATTA, lucanus (sec. XVI), fu medico di Vespasiano Gonzaga, dei duchi di Mantova, «lettor di Chirurgia e Notomia», nell'università  di Napoli e barone di Castagneta nel Cilento. Pubblicò le Isagogae Anatomiae (Napoli, 1557). (G. DE CRESCENZO, Dizionario di storia e cultura, 1960).

Francesco GATTA, figlio del medico Girolamo, sacerdote e gran teologo, nominato dalla Congregazione di Propaganda fide missionario e vicario apostolico in Tunisia per diciassette anni, esposto di continuo a immensi disagi e pericoli. (C. GATTA, Memorie topografico-storiche della provincia di Lucania, 1732).

Gerardo o Gherardo GATTA, figlio di Costantino, pubblicò molte Rime, una favola pastorale, Il Pastor Finto e Dell'antica chiesa marcellianense, o sia Consilina in Lucania, colle Memorie Cronologiche dei suo Vescovi fino al presente. (G. DE CRESCENZO, op. cit.).

Giacomo GATTA, sec. XVII, nipote di Francescantonio e fratello del medico Girolamo, scrisse molte sacre rappresentazioni e la tragedia La Domenica. (TOPPI, Biblioteca Napoletana, pag. 333 e F. ROSSI, Cronaca cit.).

Girolamo o Geronimo GATTA, nacque a Sala intorno al 1610. Medico, scrisse una Storia cronologica dei moti napoletani del 1647 guidati dal popolano Masaniello e Una gravissima peste che nella passata Primavera, et Estate dell'anno 1656 depopulò la Città  di Napoli, suoi Borghi e Casali, e molte altre Città  e Terre del suo Regno, Napoli, Di Fusco, 1659, dedicata a donna Beatrice Caracciolo, marchesa di Buccino; in contrasto con l'opinione superstiziosa allora dominante che le pesti fossero procurate con arti magiche o dai peccati degli uomini, osservando morire tante persone a Napoli, a Sala e nei paesi limitrofi, che rimasero spopolati, ma anche non poche persone di famiglia vicine a lui, intuì che la diffusione della peste non proviene dal semplice contagio e indicò antidoti da lui sperimentati, consigliando isolamento e quarantena degli appestati. (P. RUSSO, Gerolamo Gatta salese e la peste del 1656 in I cinquant'anni di un liceo classico a cura di V. Bracco, 1984).

Giuseppe GATTA, figlio di Girolamo, fu anche lui medico e autore di alcune memorie a stampa. (F. ROSSI, Cronaca cit.).

Lelio GATTA fu medico del Duca di Savoia, che lo fece cavaliere di San Maurizio. (F. ROSSI, Cronaca cit.).

Giuseppe GIULIANO, nato da illustre famiglia di Sala l'8 aprile 1820, patriota pubblicista, autore del Catechismo Proletario, Direttore e redattore di giornali politici. Fu segretario del governo provvisorio nel 1848, per cui, perseguitato dai Borbone, fu destituito dall'impiego di Ricevitore dei Dazi Indiretti; fu poi rappresentante del collegio di Sala, quando la capitale d'Italia era Firenze. Morì a Napoli ancora giovane. (F.ROSSI, Cronaca cit.).

Edmondo IANNICELLI nacque a Sala Consilina l'11 dicembre 1884 e morì ad Agropoli l'8 settembre 1952. Si distinse come amministratore del Comune di Sala Consilina e come socio della Società Operaia di Mutuo Soccorso "T. Tasso": fu consigliere comunale nel 1920-21, ricoprendo la carica di assessore supplente prima e di assessore effettivo poi; fu presidente della Società  Operaia nel 1921 e consigliere l'anno successivo. Fece parte del comitato eletto il 6 maggio 1920 per raccogliere i fondi per l'erezione del monumento ai caduti della prima guerra mondiale. (A. RIMOLDI, Decennio cit.). A lui si deve la riorganizzazione della Società  Operaia "T. Tasso" dopo la caduta del Fascismo, che aveva sciolto le associazioni non governative. Nell'agosto 1946 si riunirono, al n. 4 di via Roma in Sala Consilina, i primi soci per iniziativa sua, di Antonio Gesummaria e Cono Cantelmi, che decisero di riprendere il cammino interrotto per 15 anni». (Verbali della Società  Operaia; P.Russo, Sincarpio, 1989 e notizie segnalate da Adriano Romano).

Giuseppe MARCIALIS (1919-2007). Emigrato a sei anni, nel 1925, con la famiglia a seguito del padre Agostino, originario della Sardegna, sottoprefetto a Sala (l’ultimo), trasferito da Imola, in zona rossa, dopo un attentato da parte di un anarchico. Da giovane andò in qualità di sottotenente volontario nella campagna di Russia, mosso, a suo dire, dall'ideale di combattere il comunismo; si salvò in condizioni estreme, grazie all'aiuto del collega tenente Giacomo Gambino. Al ritorno ha esercitato la professione di insegnante elementare, educando generazioni di alunni non di rado in pluriclasse. Animato dalla passione civile, fu per anni consigliere comunale, prima nel M.S.I., poi nel Partito Monarchico e infine nel P.S.D.I; fu anche sindaco per un breve periodo (1969-70), quando fece spostare in piazza la fontana dei tre canali; utilizzò la tradizionale risorsa comunale del taglio dei boschi e invano si adoperò per la conservazione della ferrovia Sicignano-Lagonegro; memore di Sala capoluogo di distretto e sede di sottoprefettura fino alla fine degli anni venti ai tempi del padre, vagheggiò e propose Sala capoluogo di provincia. Come poeta ha lasciato la raccolta di versi Luci, Libro Italiano 1996, nella quale spiccano alcuni ricordi di guerra e, come scrittore, ha pubblicato vari racconti sulla terza pagina de “Il secolo d’Italia”, ottenendo anche alcuni riconoscimenti in premi nazionali.

John MARTIN, all'anagrafe Giovan Crisostimo Martino, nacque a Sala il 28 gennaio 1852. È molto conosciuto negli Stati Uniti di America per essere stato l'unico superstite della battaglia di Little Big Horn contro gl'indiani d'America. Per effetto di omonimia fu confuso con persone di altri paesi d'Italia, che se ne attribuirono impropriamente i natali. Nel 1999 Giuseppe Colitti e Michele Esposito ne rinvennero l'atto di nascita in un registro degli esposti. Nel 1873 s'imbarcò a Napoli sulla nave "S. S. Tyrian" per gli Stati Uniti, dove giunse in un periodo di massima recessione e si arruolò nell'esercito il 1° giugno 1874, partecipando a varie campagne militari. Nel marzo 1879, finito il processo di Chicago, Martin fu congedato dal 7° Cavalleria per fine ferma come trombettiere dal buon carattere e fu riarruolato nel 3° Reggimento Artiglieria di stanza a Fort Mc Henry, vicino Baltimora. Nello stesso anno sposò Julia Higgins, di diciannove anni, irlandese, dalla quale ebbe otto figli, ma che si separò da lui dopo averla tradita con una donna di facili costumi, anche se egli continuò ad amare lei e la famiglia. Una volta in pensione, gestì con la moglie un negozio di dolciumi e poi fu bigliettaio in una stazione della metropolitana. Il 24 dicembre 1922 si spegneva a Brooklyn (U.S.A.) ed è sepolto nel Cypress Hill National Cemetry di Brooklyn: dall'epigrafe risulta essere stato sergente del 7° cavalleria US e che «portò l'ultimo messaggio del gen. Custer nella Battaglia di Little Big Horn» del 25 giugno 1876. In qualità  di trombettiere era stato inviato da Custer con un messaggio scritto in un laconico biglietto in cui richiedeva munizioni dal capitano Benteen, che però, resosi conto della catastrofica sconfitta, rinunciò a muoversi. Per questo motivo se ne diffuse la fama tra i giornalisti e gli storici, anche per essere stato più volte unico testimone nei processi sulle responsabilità  della guerra in cui gli Statunitensi furono sconfitti dagl'indiani; per questo stesso motivo pare che sia stato considerato una sorta di simbolo di conciliazione tra statunitensi e indiani d'America. (P. PETROCELLI, John Martin. Un salese a Little Big Horn, s.d.).

Giuseppe MEZZACAPO nacque a Napoli il 10 luglio 1847 e morì a Sala Consilina il 18 settembre 1924. Cittadino adottivo di Sala Consilina, grande avvocato, lasciò memoria di una  profonda cultura non solo giuridica, che lo fece considerare un maestro da Alfredo De Marsico, suo illustre conterraneo. Quest'ultimo ne tracciò un entusiastico profilo in Voci e volti di ieri (Laterza, 1948). Fece parte dal 1879 al 1884 del consiglio comunale e fu anche, solo per qualche anno, deputato al parlamento. Commosse parole pronunciò per lui nell'elogio funebre Alfonso Marino, poi preside del Liceo Ginnasio, che lo aveva avuto insegnante privato di lettere latine e greche negli anni della sua giovinezza: fu lui, nel 1964, da sindaco, a proporre al Consiglio Comunale di intitolargli la strada che va dal palazzo Paladino a via Macchia Italiana. Più di recente, in un saggio pubblicato su «Euresis», nel 1990, il prof. Pasquale Russo ha aggiunto con ricerche accurate importanti tratti della vita del personaggio, mettendone in evidenza la dignità  del cittadino che mira solo al bene comune, scevro da interessi personali nell'esercizio della politica sia nel consiglio comunale di Sala Consilina che nel parlamento italiano.

Davis OTTATI, nato a Sala Consilina il 15 luglio 1916, è stato giornalista e scrittore, consigliere provinciale di Firenze, consigliere e assessore comunale al Comune di Firenze, vicepresidente dell'Assemblea Consiag di Prato, presidente della sezione Corego Fiorentina. Nel 1991 gli è stato conferito il Fiorino d'oro della città di Firenze. Ha pubblicato le seguenti opere: L'acquedotto di Firenze dal 1860 ad oggi, ed. Vallecchi, Firenze 1983; Anni trenta: un paese del Sud, Pananti, Firenze 1993; Firenze pulita: il problema dei rifiuti urbani dal Medioevo ad oggi, Il vantaggio, Firenze 1990; Fuochi di gioia ed oltre: storia dell'illuminazione pubblica a Firenze, Alinari, Firenze 1989; Sessanta anni sul fiume: storia della Società canottieri comunali di Firenze, Il vantaggio, Firenze 1991; Storia dell'acquedotto di Prato, Edizioni Consiag, 1990; Il ventre di Firenze: storia della fognatura dall'epoca romana ad oggi, Nuove edizioni, Firenze 1988; Dal feudo alla libertà. Un paese del Sud (Sala Consilina), ed. Pananti, Firenze 1996. È morto il 29 dicembre 2007. Qualche giorno dopo il sindaco di Firenze Leonardo Dominici, così scriveva nel messaggio di cordoglio alla famiglia: "Con Davis Ottati scompare una delle personalità che hanno segnato la vita politica e istituzionale della nostra città ... Personalità del mondo politico fiorentino seppe, in anni in cui la politica era soprattutto impegno civile e sociale, svolgere con competenza e passione il suo ruolo di pubblico amministratore guardando agli interessi della città in una prospettiva di sviluppo e miglioramento dei servizi per i cittadini, occupandosi nel contempo attivamente della storia di Firenze di cui ha saputo cogliere significativi aspetti attraverso ricerche e numerose pubblicazioni" (Habitat e culture, 2 gennaio 2008).

Carlo PALADINO (Sala Consilina, 1866-1955). Notaio. Fu per venti anni consigliere provinciale, grande elettore dell’on. Giovanni Camera, che sostenne fino all’avvento del fascismo, quando avviò alla politica suo figlio avv. Pasquale e l'avv. Mario Iannelli. Ricevette varie alte onorificenze, tra le quali la commenda della corona d’Italia.

Manilio PANDELLI o Mandelli, sec. XVII, maestro di umanità a Pier Francesco Orsini, duca di Gravina, poi papa col nome di Benedetto XIII, fu autore di un poema, Il pietoso Pindo, della tragedia L'Alessandra e della commedia La Lucilla, nonché di alcuni Discorsi accademici. (C. GATTA, Memorie topografiche storiche della Lucania, 1732). 

Francesco PAPPAFICO (1856-1934), fu a lungo sindaco del comune di Sala Consilina (1889/1905), promuovendo, unitamente all'illuminato consiglio comunale, nonostante le difficoltà di bilancio, varie importanti iniziative, come l'impianto di una banda municipale (1990), l'istituzione del Ginnasio governativo che continuerà a sostenere in consiglio comunale fino al 1908, quando sorgerà per l'attivo interessamento dell'on. Giovanni Camera e di un convitto per la permanenza di studenti del circondario, la convenzione per l'illuminazione elettrica, che sarà inaugurata qualche anno dopo, la copertura del vallone nella centrale via Garibaldi,  l'imbrecciatura dell'asse viario che attraversava e attraversa tutto il paese da Sant'Eustachio alla caserma cappuccini, l'ampliamento del cimitero, la sistemazione della via Mario Pagano, come collegamento alla stazione ferroviaria, ma che determinò le sue irrevocabili dimissioni dovute alle critiche malevole rivoltegli essendo la sua casa situata su quella via; furono concessi allacci d'acqua ad alcuni privati controllati da apposito contatore e impiantati nuovi fontanini pubblici; nel 1893 fu fondato un ospedale civile per la cura degl'infermi poveri amministrato dalla locale Congregazione di Carità e che cessò di funzionare dopo la seconda guerra mondiale. Massone nella loggia "Giuseppe Mazzini" di Sala Consilina, approdò al grado di "maestro" nel 1911.  

Giuseppe PUGLIA, carabiniere, nacque a Sala Consilina il 1 marzo 1905 e morì a Monteforte Irpino l'11 settembre 1928. Fu decorato di medaglia d'argento al valore militare con la seguente motivazione: «Dando prova di alto sentimento del dovere, servendosi di un'automobile transitante, precedeva il proprio comandante di stazione ed altri due colleghi nell'inseguimento dell'autore di un mancato omicidio, raggiungendolo ed affrontandolo decisamente. Fatto segno a vari colpi di rivoltella, due dei quali lo ferirono gravemente, mentre il terzo lo uccideva, il conducente del veicolo, dopo avergli scaricato contro la propria pistola senza colpirlo, lo rincorreva nuovamente e, raggiuntolo, impegnando impari accanita lotta, riusciva a trattenerlo fino al sopraggiungere di un collega. Spirava poche ore dopo, fiero dell'azione compiuta». Solenni furono i funerali celebrati a Sala Consilina, con la presenza di autorità  e istituzioni cittadine. A lui è stata intitolata la nuova caserma dei carabinieri di Sala Consilina. (Notizie gentilmente fornite da Adriano Romano).

Salvatore Maria Raimondo RAIOLA, di Luigi, nacque a Sala il 4 dicembre 1825. Prese parte alle guerre d'indipendenza italiana come volontario; servì poi nell'esercito piemontese, prese parte alla guerra di Crimea e a tutte le campagne d'Italia, riportando varie ferite; si congedò col grado di colonnello. (F. ROSSI, Cronaca cit.).

Francescantonio ROSSI, farmacista e regio Ispettore Onorario dei Monumenti e Scavi, nacque a Sala nel 1824. Fu sindaco di Sala Consilina (1885-1889), socio fondatore e direttore a vita della Società Operaia di Mutuo soccorso «Torquato Tasso». Pubblicò una Cronaca della Città  di Sala Consilina (1900). Morì nel 1903. (F. ROSSI, Il poeta dell'affratellamento, a cura di P. Russo,1995). 

Dario RUSSO, medico chirurgo, nato a Sala Consilina nel 1928, è morto a Caserta, dove esercitava la sua professione. "Una città intera ha reso omaggio al compagno Dario Russo. Mai, forse, Caserta e la sua gente aveva vissuto come dramma collettivo, come dolore tanto generalizzato e profondo, sentito, la scomparsa di un suo concittadino". Così scriveva Mario Bologna sull'UNITÀ del 7 giugno 1980. Nella sua attività di chirurgo effettuò visite e operazioni gratuitamente: "mai dimenticò il suo impegno di comunista" disse Gerardo Chiaromonte, della segreteria nazionale del PCI, nel suo breve e intenso elogio funebre. 

Gennaro SAMBIASE SANSEVERINO duca di San Donato (1821-1901), nacque a Sala Consilina da Paolo, locale sottintendente. Aveva un castello a Chianche (Av), dove è ricordato, oltre che per le sue doti umane, per aver favorito la costruzione dell'acquedotto e della stazione ferroviaria. Ebbe un ruolo di prim'ordine nelle vicende risorgimentali; Garibaldi gli dedicò una foto con queste parole: "Al mio carissimo amico ed aiutante di campo, fratello d'armi della campagna del 1859, ov'ebbe contegno da prode". Patì esilio politico per dieci anni (1849-59). In Francia collaborò a "La Presse" e ad altri giornali. Fu presidente del Consiglio provinciale di Napoli, presidente del Consiglio di Amministrazione del Banco di Napoli e più volte sindaco di Napoli, che deve a lui, tra l'altro, Via Caracciolo; fu anche vittima di un attentato terroristico. Fu deputato al parlamento (1861-1901), ricoprendo, al contempo, altre importanti cariche.  

Giovanni SAMUELE (sec. XV), appartenente a famiglia di origine ebraica che diede vari scrivani alla corte aragonese, ne fu anch'egli scrivano, nonché segretario del poeta e umanista Giovanni Pontano. (E. SPINELLIi, Giovanni Samuele del Pontano, in "Quaderni del Centro Studi del Vallo di Diano,  Contributi alla storia culturale del Vallo di Diano (secc. XV-XIX), P. Laveglia ed., Salerno 1994.

Albinio SANTARSENIO, medico chirurgo, uomo colto e fervente patriota, coinvolto nei moti del 1820, patì il carcere e, colpito più volte da apoplessia, morì a soli 56 anni. (F.ROSSI, Cronaca cit.).

Sergio SARMENTO, grammatico, è autore del Sedicino. (C.GATTA, Memorie topografiche storiche della provincia di Lucania, 1732).

Lamberti SORRENTINO nacque a Sala Consilina il 16 novembre 1899. A sei anni seguì, con la famiglia, il padre, che per motivi di lavoro si trasferì prima in Sicilia, poi a Matera; più tardi, ospite di una zia, frequentò la scuola tecnica a Napoli, dove frequentava la palestra e la biblioteca nazionale. Come volontario della classe "99, partecipò alla prima guerra mondiale col grado di sottotenente negli Arditi e poi all'impresa di Fiume con D'Annunzio, col quale, ribelle com'era, venne in contrasto. Congedatosi, passò a suo dire «un anno pessimo» a Sala Consilina. Da ufficiale aveva conosciuto Luigi Bakunin, figlio del noto anarchico. Cominciò a scrivere degli articoli di critica letteraria sul quotidiano «Roma», dal quale ottenne una tessera di corrispondente; dopo ave tentato invano di emigrare in Congo Belga, si recò in Brasile nel 1923, dove, a San Paolo, si lasciò coinvolgere dall'ondata rivoluzionaria, vivendo per sei mesi nella foresta vergine; ma, sconfitta la rivoluzione e condannato a morte in contumacia, fu costretto a riparare in Argentina. A Buenos Aires fu ospite di Emilio Zuccarini, professore universitario e anarchico, amico dei Bakunin e ne sposò la figlia Susy, dalla quale nacquero Renata ed Elisabetta. Raccontò la «grande avventura» delle pampas in una serie di articoli su «La Nacion»: per questa esperienza di cui andava fierissimo, raccontava Indro Montanelli, venne denominato dai colleghi giornalisti «il pampero». Collaborò alla «Patria degli Italiani» e divenne poi redattore capo de «Il Mattino d'Italia». Tornato in Italia, svolse attività  giornalistica nelle guerre di Etiopia, Spagna e Albania. In Africa Orientale fondò il «Corriere Sudetiopico, Dalla Spagna, poi, dove era vice-capo dei servizi giornalistici italiani, mandava notizie anche per la radio. Alla fine degli anni Trenta, fu corrispondente de «Il Telegrafo» di Giovanni Ansaldo e, dopo una collaborazione al «Tempo» quotidiano, fu inviato speciale al «Tempo» settimanale di Mondadori, con Indro Montanelli caporedattore. Nella seconda guerra mondiale partecipò come corrispondente di guerra alle campagne di Africa (Libia), Albania, Grecia e Russia, tra i primi giornalisti «a recarsi di persona nelle retrovie e sui campi di battaglia». Fu molto amico del genero di Mussolini, il conte Ciano, che lo cita nei suoi Diari. Si vantava di aver inventato il fototesto: la foto come integrazione del testo. Previde la sconfitta dei Tedeschi e, con notevole anticipo, anche i cambiamenti della Russia comunista. Di ritorno dalla Russia fu catturato dalla Gestapo e trattenuto nel campo di concentramento di Mauthausen: fu liberato dagli Americani nel 1945. Fu successivamente inviato speciale con grandi reportage in Italia e all'estero per i settimanali «Tempo» ed «Epoca», fondato anche da Mondadori nel 1950. Fece altresì esperienza di cinema in Domani è un altro giorno, accanto ad Anna Maria Ferrero e Arnoldo Fo. Compose un dramma, Tropico. Dopo la morte di Susy, sposò la romana Chiara Pisani, dalla quale finì per separarsi, unendosi poi alla giovanissima Pamela Satrina, con la quale visse alcuni anni nella splendida villa di Capri. Morì in un pensionato di giornalisti, a Grottaferrata, il 9 maggio 1993. È stato sepolto per suo desiderio nel cimitero di Sala Consilina, città  dove, sempre legato ai suoi primi struggenti affetti, non di rado veniva a trovare lo zio Domenico Sorrentino, imprenditore edile e poeta. Scrisse, oltre ai tanti servizi giornalistici, Questa Spagna (1939), Isba e steppa (1946), Io soldato d'Europa (1953), Pechino contro Mosca (1960), Che Guevara è morto a Cuba (1972), Sognare a Mauthausen (1978), Da Bel Ami a Lili Marlene (1980). A lui sono state dedicate quattro edizioni del Premio giornalistico «Cronisti di guerra». (CITTÀ DI SALA CONSILINA, Lamberti Sorrentino nel centenario della nascita. 1899-1999).

Raffaele TAIANO, di Gaetano, nacque a Sala Consilina 1l 5 maggio 1848, fu rappresentante in due legislazioni al Parlamento nazionale di un collegio di Napoli. (F.ROSSI, Cronaca cit.).

Domenico Alfeno VARIO, sacerdote e giureconsulto, nacque a Sala l'8 marzo 1730. Il cognome di famiglia è Vairo, mutato in Vario con l'aggiunta di Alfeno per richiamo al giurista romano Alfenus Varus. Primo di sei figli, divenne sacerdote, appartenente al clero ricettizio della chiesa di Santo Stefano. Dopo l'istruzione elementare a Sala, proseguì gli studi di belle lettere, filosofia e matematica a Napoli, dove risentì dell'ambiente riformistico sotto l'influenza di Antonio Genovesi. Teologo e giurista, insegnò filosofia nel seminario dell'isola d'Ischia; poi fisica sperimentale nella Regia Università  di Napoli. Dal Duca di Cassano Serra fu chiamato a educare e istruire i suoi figli nei feudi del Duca in Calabria, dove visse per qualche tempo. Nel 1767 pubblicò il primo libro delle Institutiones Iuris Neapolitani, ma quelli successivi non videro la luce per un probabile intervento della censura ecclesiastica. Uscirono, invece le Adnotationes ad libros IV Institutionum Civilium (1768), utilizzate quando era lettore privato di giurisprudenza e, durante la stessa attività  (probabilmente dal 1767 al 1777), del 1769 sono i Publicorum libri V. Invano concorse alla cattedra di Decretali (diritto canonico), in coincidena con la disputa anticurialista suscitata dal Genovesi. Attese quindi all'opera sua più rinomata e diffusa, Pragmaticae edita decreta interdicta regiaeque sanctiones Regni Neapolitani, stampati nel 1772. Seguirono l'anno successivo i Constitutionum Regni Siciliarum libri III, la legislazione emanata da Federico II di Svevia nel 1231, ancora in vigore nel Regno borbonico. Vi si riscontra lo spirito riformatore che lo avvicina al coetaneo Serrao (1731-1799), futuro vescovo di Potenza, circa la contestazione dei beni concentrati presso i monasteri e le chiese. Nonostante le dotte ricerche pubblicate, invano sperò di ottenere la cattedra di Diritto del Regno nell'Università  di Napoli nel 1777; pari insuccesso ebbe al concorso per la cattedra vespertina di Istituzioni Civili. Grazie all'amicizia con l'ambasciatore viennese alla Corte di Napoli Johann Joseph Maria von Wilzeck, ottenne, con l'appoggio del Ministro Plenipotenziario in Milano, il conte Karl Joseph Firmian nel 1779, la nomina imperiale alla lettura pubblica di Pandette e del Firitto Feudale nell'Università  Regia di Pavia. Grazie al lauto stipendio potè coltivare lasua grande passioe per i libri, concedendosi il lusso di acquistare costosissimi volumi.. Nel 1781 pubblica il De jure responsum sive commentarius in binas sententias Aemilii Papiniani I. C. Questionum XIV. & XXIX, che ricevette il consenso dell'altro grande giureconsulto conterraneo Mario Pagano, di Brienza. Ma accanto a successi del genere annovera alcuni gravi incidenti: il 18 novembre 1781 caccia dall'aula in cui svolge la lezione uno studente figlio del Segretario della Commissaria di Guerra, un vero e proprio affare di stato, che venne composto per i buoni uffici del Firmian. Nel gennaio 1783 scoppiò una violenta disputa con tre colleghi della stessa università  circa il metodo del Vario, basato sull'editto perpetuo. Anche questa volta il caso si chiuse con l'intervento del governo, che poi gl'impose le pubbliche scuse dalla cattedra. Altro incidente fu quello di ribellarsi all'invito del Kaunitz a tenere le sue spiegazioni in latino, come d'uso all'epoca, criterio che a suo giudizio serviva solo a nascondere l'ignoranza del docente; una evidente battaglia genovesiana per l'innovativa diffusione della cultura. A questi inconvenienti seguirono le sue rimostranze per la paga non adeguata alle promesse. Di conseguenza, iniziò la sua parabola discendente con la perdita dell'alloggio, cui seguiranno debiti e processi. Nonostante la mancanza di copertura politica per la morte del Firmian e l'incrinatura dei rapporti col Wilzeck, fu eletto dagli studenti rettore dell'Università  di Pavia nell'anno accademico 1783/84. Il 5 luglio 1785, introdotto dal Duca di Belmonte Pignatelli, fu ricevuto con sua grande soddisfazione nel Palazzo Arciducale dal Re e dalla Regina di Napoli. Ma, nonostante un aumento di stipendio, per effetto della sua intemperanza nel carattere anche verso i potenti e lo stato cagionevole di salute, il Kaunitz si dichiara d'accordo col Wilzeck, che gli aveva rappresentato «l'assoluta convenienza di dimettere dall'università  questo soggetto». Dopo nove anni di servizio effettivo, Vario venne giubilato, non dimesso, ma, poiché recalcitrava, gli fu intimato di cessare le lezioni. Decurtata la pensione, ormai in condizioni finanziarie disastrose, il 25 febbraio 1793 gli fu ordinato di allontanarsi dalla Lombardia. Peggiorate anche le sue condizioni di salute, terminò i suoi giorni dopo alcune settimane il 12 dicembre 1793 a Sala, dove è sepolto nella chiesa di Santo Stefano in un sarcofago col suo busto e l'epigrafe. Quel che rimane della ricca biblioteca e dell'archivio è stato donato alla Biblioteca Comunale di Sala Consilina dalla famiglia Pappafico. (ARCHIVIO VARIO-PAPPAFICO su questo sito e D. MANTOVANI, Domenico Alfeno Vario professore di Diritto civile a Pavia, 1780-1789, in CITTA' DI SALA CONSILINA - BIBLIOTECA COMUNALE, Domeico Alfeno Vario. Un giurista critico al tramonto dell'Antico Regime, a cura di M. Esposito e E. Spinelli, 2004).

Domenico VOLPE, in arte Mimì. (Sala Consilina, 1906-1974). Pittore. Frequentò l’Istituto Artistico di Belle Arti e privatamente il Liceo Artistico di Napoli, non portando però a termine gli studi. Fu insegnante elementare e durante il periodo fascista fu istruttore di ginnastica. Dipinse una grande quantità di quadri, per lo più paesaggi e nature morte. Negli anni successivi al fascismo tenne numerose mostre personali: a Sala Consilina, Cava dei Tirreni, Spoleto, Livorno, Frattamaggiore, Viareggio ecc. Partecipò a numerose collettive regionali, nazionali e internazionali (Zurigo, Milano, Bordighera, San Remo) e estemporanee.  L’Associazione “Arti e mestieri” il 19 ottobre 2000 allestì una mostra con più di quaranta dei suoi quadri nella Grancia di Sala Consilina. (Notizie fornite da Adriano Romano).

Michele VOLPE, decoratore e pittore, nacque a Buccino il 7 agosto  1840. Sue pitture si conservano nella chiesa madre  e nel palazzo comunale di Buccino. Dipinse nel sipario del teatro di Casalbuono Garibaldi al Fortino. Garibaldino, combatté a Capua ai Ponti e a Maddaloni.A Sala Consilina dipinse sul soffitto della chiesa di Santo Stefano il martirio del santo e sul soffitto del santuario di San Michele l'immagine dell'Arcangelo. Morì nel 1921 a Sala Consilina, nel cui cimitero è sepolto, (Notizie fornite da Adriano Romano; v. P. Russo, Un brandello dell'impresa dei Mille e Dizionario Salernitano di storia e cultura).  

                                                                                         Giuseppe Colitti