I personaggi di Polla

Giuseppe ALBIROSA, d’antica famiglia pollese, sorta dalla fusione degli Albo con i Rosa, compose un volumetto intitolato L’osservatore degli Alburni sulla Valle di Diano o sia descrizione storico-topografica della medesima, dove trascrisse molte epigrafi osservate tra Polla, Pertosa, Caggiano e Auletta e descrisse i luoghi del Vallo facendosi trascinare da un certo velo poetico (V. Bracco, nell’Index auctorum in Inscriptiones Italiae. Vol.III Regio III. Civitates Vallium Silari et Tanagri, Roma 1974, pag. XXXVIII).

Giovanni BRACCO (Pisciotta, 22 ottobre 1891 – Polla, 30 giugno 1970). Dottore in Chimica Pura, capitano del 24 reggimento d’Artiglieria da Campagna, ottenne l’Encomio solenne, poi commutato in Croce di Guerra al Valor Militare, il 25 Ottobre 1915, fu ferito il 26 Dicembre 1916 sul Carso e decorato sul Campo con la Medaglia d’Argento; la sua partecipazione al primo conflitto mondiale fu suggellata dalla Croce al merito di Guerra, concessagli il 21 Luglio 1918. Fu assistente volontario del professor Piutti nell’Istituto di Chimica Organica presso l’Università di Napoli. Segretario del Fascio locale nel 1929, collaborò al Giornale d’Italia e al Risorgimento e coadiuvò il figlio Vittorio in alcuni scavi archeologici eseguiti nel tenimento di Polla (V. Bracco, Volcei. Forma Italiae, regio III, vol.II, pag.82). Ricevette postuma l’onorificenza dell’Ordine di Vittorio Veneto (Ricordo di Giovanni Bracco, a cura del figlio Vittorio, Salerno 1970).

Mario BRACCO (Galdo degli Alburni, 27 Agosto 1907 – Sala Consilina, 4 Ottobre 1957). Laureato in medicina a Napoli, esercitò la professione in Montesano e poi in Sala Consilina. Nel 1940 conseguì anche la laurea in Scienze Naturali. Partecipò alla seconda guerra mondiale come tenente medico in un treno ospedale, percorrendo da un capo all’altro l’Italia per il servizio inerente. Internato in Germania, rimpatriò nell’agosto del 1945, riprendendo la condotta a Sala, sino alla scomparsa prematura, causata da un’influenza asiatica contratta per causa di servizio. Fu insignito della Medaglia d’Argento al merito della Sanità Pubblica (Scuola Media E. De Amicis di Polla, Ma nel cuore nessuna croce manca, Salerno 2002, pagg.117-122); una sua conferenza, tenuta qualche mese prima di partire per il fronte, è stata pubblicata postuma, Vecchi e nuovi orizzonti dell’Italia nel Mediterraneo Occidentale, in I cinquant’anni d’un liceo classico, a cura di V. Bracco, pagg. 109-112.

Raffaele BRACCO (Omigliano, 1893 – Nocera, 1923). Artista pittore, autore di infiniti quadri e di copie da opere famose eseguite nel museo di Napoli, frequentò l’Istituto di Belle Arti nella stessa città, dove si diplomò nel 1918. Il suo stile, che si avviava ad essere maturo, derivava dal vivo colorismo del romano Antonio Mancini, assai attivo all’epoca nel napoletano. Fu il primo ad introdurre in Polla uno studio di Fotografie, parte delle quali, dove immortalò alcuni personaggi della cultura napoletana con cui era venuto in contatto, come Roberto Bracco, Salvatore di Giacomo (V. Boni, Note e suggestioni della Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III” di Napoli, in Euresis, X, 1994, pag.234), Vincenzo Volpe, si conservano attualmente in Polla presso la Famiglia Bracco. Eseguì dei bozzetti per la realizzazione del Monumento ai Caduti di Polla, il cui progetto sarà tuttavia affidato allo scultore romano William Ciocchetti e terminato nel 1922 (A. Manzione, Il monumento ai caduti di Polla, Castelcivita 1989).

Vittorio BRACCO (Polla, 1929 – 2012). Si laurea in lettere classiche a Napoli conAmedeo Maiuri, discutendo una tesi in Archeologia sulla Valle del Tanagro nell'antichità. Si specializzò in archeologia a Roma col massimo dei voti (1957). Vinse la cattedra di lettere italiane e latine nei licei (1964) e la carica a preside nei licei (1982). Ha insegnato ed è poi stato preside nel liceo classico di Sala Consilina fino al 1996. Vinse per ben tre volte il premio ministeriale per l'archeologia conferito dall'Accademia nazionale dei Lincei (1975, 1983 e 1985). Cavaliere al merito della Repubblica (1978) e poi commendatore al merito della Repubblica (1983). Autore di oltre 300 pubblicazioni tra libri, studi e interventi su riviste specializzate soprattutto in campo archeologico e storico, recensioni. È stato fino agli ultimi giorni collaboratore costante della rivista (in latino) «Latinitas», che si pubblica in Vaticano. Ha collaborato coi maggiori nomi dell'archeologia del secondo Novecento. Sotto l'impulso di Attilio Degrassi e Margherita Guarducci dette vita nel Corpus delle Inscriptiones Italiae a due volumi in latino, la lingua internazionale degli epigrafisti, sulle iscrizioni di Salerno e delle Valli del Sele e del Tanagro. Per la collana Forma Italiae (Istituto di Topografia dell'Università di Roma) ha scritto il volume Volcei su Buccino antica. Ha dedicato una monografia a Salerno romana e uno studio a Le urne romane della Costa d'Amalfi. Ha pubblicato, inoltre, L'archeologia del Regime (durante il Ventennio fascista) e L'archeologia classica nella cultura occidentale per l'editore l'Erma di Bretschneider (poi, in una nuova edizione, da Schena col titolo La lunga illusione dell'archeologia). È stato anche un grande divulgatore: sue la guida Campania nella collana «Itinerari archeologici» diretta da Sabatino Moscati per la Newton Compton e, per lo stesso editore, la guida Tra Ercolano e Pompei. È stato l'archeologo che ha studiato più a fondo e portato alla luce le antichità della Valle del Tanàgro, restituendo, ad esempio, il nome di Annia alla strada romana (da Reggio a Capua) che attraversava l'odierno abitato di Polla (era creduta la via Popilia); ha pubblicato uno studio ricostruttivo sul Mausoleo di Gaio Uziano Rufo in Polla e diversi interventi fondamentali sul Battistero paleocristiano di Marcellianum (sobborgo di Consilinum, l’attuale Padula). Al paese natale ha dedicato non soltanto studi archeologici, ma approfondimenti a tutto campo fino alla pubblicazione di Polla, linee di una storia (due edizioni, a cura del Comune), libro vincitore del premio giornalistico «Certosa di Padula» nel 1977. Anche alla vicina Petìna ha dedicato una monografia, La storia di Petìna (1981). Ha curato la voce Tanàgro nell'Enciclopedia Virgiliana (Istituto dell'Enciclopedia Italiana TreccanI). Nel 1975 ha scritto per l'editore La Scuola di Brescia un libro sul Teatro verista. Da preside ha dato vita a una pubblicazione annuale del Liceo classico di Sala Consilina, l'annuario «Euresis», che ha ospitato interventi di varia cultura di professori e studenti, nonché di personalità esterne invitate a collaborare. Dopo la scomparsa (maggio 2012) si sono levate diverse voci nel ricordo di Vittorio Bracco. Segnaliamo l'intervento di Armando Torno sul «Corriere della Sera» (L'archeologo e la lupa capitolina, del 24 agosto scorso), che preannuncia, fra l'altro, la prossima ripubblicazione di alcuni studi e del volume sull'Archeologia classica nella cultura occidentale. (Giuseppe D'Amico).

 

Giovanni BRIGANTE (Polla, 29 Dicembre 1740 – Polla, 22 Agosto 1811). Figlio di Felice, mastro scarpellino, dal quale apprese la dura arte di scolpire la pietra, fu soprannominato maestro piperniere, per la sua capacità di lavorare il piperno. A lui si devono la balaustra e i due altari minori del presbiterio nella chiesa di Sant’Antonio, firmati e datati nel 1783, e la croce sul piazzale dei cappuccini, innalzata nel 1775 (V. Bracco, Nella Polla del settecento: tre generazioni di scalpellini, in RSS, XLV, 2006, pagg. 285-292).

Giuseppe BUFANO, mugnaio, protomartire del Risorgimento nel 1828, riuscì ad entrare in contatto con la rivoluzione e a mescolarvisi tramite la moglie, Donna Domenica Giuliani, di famiglia Cilentana; fu fucilato in Polla il 14 Agosto nella “strada Ponte”. La sua testa fu recisa ed esposta, come ammonimento, sulla stessa strada in cui era avvenuta l’esecuzione, finchè mano ignota non pose fine al turpe spettacolo; fino al terremoto del 1857 pare che per volere di Sua Eccellenza il Ministro Segretario di Stato della Polizia Generale a ricordare l’avvenimento fosse stata posta una lapide: Qui esisteva il teschio del giustiziato Giuseppe Bufano (V. Bracco, Figure della storia di Polla, in RSS, XVIII, 1957, pagg.202-205).

Francesco CANERO MEDICI nato a San Paolo di Brasile il 1° gennaio 1886, laureato in discipline giuridico-economiche, si dedicò alla carriera diplomatica, distinguendosi nelle campagne d’Africa. Rivestì molti incarichi negli anni dell’espansione italiana in Africa Orientale: fu console di Aden, console di Lorenzo Marques in Monzambico. Dopo la conquista dell’Etiopia, fu chiamato a ricoprire l’incarico di governatore di Addis Abeba, ed in seguito fu nominato anche segretario generale di Mongandiscio in Somalia. Fu insignito di vari titoli onorifici, tra cui quelli di Cavaliere dell’Ordine di Malta, di Grande Ufficiale della corona d’Italia, di Commendatore dell’Ordine Coloniale e di Commendatore dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro (Scuola Media E. De Amicis di Polla, Ma nel cuore nessuna croce manca, Salerno 2002, pagg. 59-62).

Cristofaro CAPUTI, originario di Rocca San Felice, sposò la pollese Donna Luigia Pantoliano, dopo la rivoluzione napoletana e la creazione della Repubblica fu eletto per acclamazione popolare presidente della Municipalità ( Giacobini e realisti nel Vallo di Diano in L. Cassese, Scritti di storia meridionale, Salerno 1970, pag.139 ), il cui titolo gli valse in seguito il nomigliolo di Il Presidente. Fu attivo partecipe della vita politica pollese anche dopo il ripiego Borbonico, finquando non cessò di respirare, l’8 Ottobre 1812 (V. Bracco, Polla. Linee di una storia, Edizione riveduta ed ampliata, Salerno 1999, rinvii all’indice analitico).

Onofrio COPPOLA, nativo di Polla, fu Priore dell’Almo Collegio Medico Salernitano dal 10 Gennaio 1763 al 31 gennaio 1772 (la sua qualifica di Priore risulta da alcuni diplomi di Laurea). Morì a 76 anni in Polla (I. Gallo – L. Troisi, Dizionario storico salernitano, Salerno 2002, sv.).

Gerardo CURCIO (Polla, 9 Febbraio 1762 – Napoli, 25 Dicembre 1825). Si costruì fin da giovane la fama di uomo temibile per i suoi eccessi, meritando il soprannome di Sciarpa; uccise a sangue freddo il seduttore di sua sorella e fu liberato dal carcere dalle autorità borboniche a patto che eseguisse un omicidio nelle Puglie. Comandante della truppa civica costituita appena in Polla si piantò l’albero della libertà, passò dall’altra parte poco dopo offrendo i suoi servigi al Vescovo di Policastro, mons. Ludovici, e a quello di Capaccio, mons. Torrusio, a cui il cardinale Ruffo aveva affidato la restaurazione del Salernitano. Protagonista assoluto della battaglia di Castelluccia, dove sconfisse il repubblicano Giuseppe Schipani, fu nominato colonnello del Regio Esercito e insignito del Titolo di Barone da re Ferdinando, e potè fregiarsi di uno stemma sormontato dalla corona reale. Con la discesa delle armate napoleoniche e la nuova disfatta dei Borboni, ritornò in Polla e cominciò a trattare con i francesi per salvaguardare la cospicua posizione economica e sociale che aveva guadagnato, consegnandosi dunque alle autorità francesi e compiendo pubblico atto di adesione al nuovo regime. Superate le prime riserve sulla sincerità del suo rallemient, fu nominato capitano comandante della compagnia franca del corpo delle Guide della divisione militare di Terra di Lavoro, che diventerà poi il battaglione dei Cacciatori di montagna di Principato Citra, addetto a combattere il brigantaggio e ad assicurare la sicurezza della strada regia dal valico dello Scorzo alla Certosa di Padula. Con il suo battaglione, su disposizione di Gioacchino Murat, fu destinato a combattere fuori dal regno, partecipando alla repressione della guerriglia antifrancese sul Tirolo, quindi nel 1812 abbandonò il servizio attivo e passò alla riserva, ritirandosi definitivamente a Polla (G. D’Amico, Il 1799 nel Vallo di Diano e dintorni, Salerno 1799).

Saverio CURCIO, nato a Polla il 20 Novembre 1879, laureato in medicina e chirurgia, fu nominato sottotenente di complemento nel Campo della Sanità Militare. Promosso tenente nel 1910 prese parte alla guerra italo-turca dirigendo un Ospedaletto in Tripolitana. Promosso maggiore per meriti eccezionali nel 1917, fu direttore per tre anni dell’Ospedale da campo n.45 situato a pochissimi chilometri dalla linea del fronte, nel Basso Isonzo. Nell’aprile del 1918 fu inviato a Rodi quale Direttore dell’Ospedale Presidiario delle truppe di occupazione dell’Egeo e dirigente di tutti i servizi sanitari civili. Nel giugno 1924 fu promosso Tenente Colonnello e gli fu affidata la Direzione del Reparto di Chirurgia dell’Ospedale Militare di Napoli, svolgendo nel contempo opera didattica presso la Clinica Chirurgica dell’Università di Napoli. Direttore dal 1932 dell’Ospedale Militare di Udine e poi di quello di Napoli, fu promosso nel 1938 Generale e nominato Presidente della Commissione Medica per le Pensioni di Guerra. Pluridecorato, fu insignito di più Croci, tra cui quelle di Cavaliere dei SS.Maurizio e Lazzaro e di Commendatore della Corona d’Italia (Scuola Media E.De Amicis di Polla, Ma nel cuore nessuna croce manca, Salerno 2002, pagg. 27-32).

Vincenzo CURCIO, 1938-2008, di Polla, laureato in Lettere Classiche, è stato docente di Lettere italiane e Storia dell’Istituto Magistrale “Pomponio Leto” di Teggiano e di Italiano e Latino del Liceo Ginnasio “M. T. Cicerone” di Sala Consilina, pensionato. Promotore di numerose iniziative culturali, con Luigi Pica e Gerardo Ritorto, è stato fondatore del periodico “Il Vallo” e della Biblioteca Comunale “Don Milani”. Per molti anni è stato responsabile del gruppo folcloristico “Tanager” di Polla, più volte all’estero. Dal 1970 è consigliere comunale di Polla, ricoprendo la carica di vicesindaco e più volte quella di assessore. Ha svolto incarichi amministrativi presso quasi tutti gli enti comprensoriali del territorio: membro del Consiglio di Amministrazione degli Ospedali Riuniti del Vallo di Diano (1973-1980), poi Presidente della ASL n. 57 (1984-1990); componente dell’Assemblea Generale del Consorzio dei Comuni Depressi del Vallo di Diano e del Consiglio Generale della Comunità Montana “Vallo di Diano”, come assessore alla Cultura, al Turismo, ai Trasporti e all’attuazione della “Città Vallo”, di cui è stato promotore con Pica e Ritorto. Ha pubblicato due libri di poesie e traduzioni di lirici greci e latini, Dono d’amore, 1993 e Cade la neve, 1999; Tra il cielo e la terra. Scritti sparsi e diversi, 2007.

 

 

Luigi CURCIO PALMIERI, fratello di Francesco Curcio Rubertini, maestro elementare, compose una biografia succinta su Vittorio Emanuele II, Il Re Galantuomo, più alcuni opuscoli di varia indole, tra cui si ricorda uno scritto di storia locale, Cenni storici sulla Provincia di Salerno, Sala Consilina 1913 (V. Bracco, nell’Index auctorum in Inscriptiones Italiae. Vol.III Regio III. Civitates Vallium Silari et Tanagri, Roma 1974, pag. XXVIII).

 

Francesco CURCIO RUBERTINI (Polla 1842 – Polla 1912). Dotto cultore di storia locale, dedicato indefessamente agli affetti di famiglia e agli studi prediletti, pubblicò ancora giovane una Storia della Lucania dalle origini fino ai tempi nostri, Napoli 1877, il cui seguito in due volumi è rimasto manoscritto. Promosse una rinascita dell’abitato di Polla, cedendo a poco prezzo suoi terreni che si trovavano in pianura. In età avanzata scrisse un volume sulla storia del suo paese, ottimo esempio della storiografia erudita dell’inizio del XX sec., Origini e vicende storiche di Polla nel Salernitano, Sala Consilina, 1911. Fu ideatore di una rivista, La Lucania, che provvide a stampare in casa propria, ma che non ebbe gran fortuna (V. Bracco, nell’Index auctorum in Inscriptiones Italiae. Vol.III Regio III. Civitates Vallium Silari et Tanagri, Roma 1974, pag. XXVIII).

Italo CURCIO RUBERTINI (Polla, 6 Gennaio 1896 - ? ). Ufficiale e combattente, partecipò alla campagna italo-turca del 1911-1912, quindi alla prima guerra mondiale, capitanando La batteria della morte, come fu il suo plotone appellato dagli Austriaci. Partecipò alla Campagna in Africa Orientale del 1936, poi alla seconda guerra mondiale, dove fu ferito in un combattimento l’11 ottobre 1940, meritando la qualifica di Grande Invalido di Guerra. Ascese fino al grado di Generale di Brigata, e fu innumerevoli volte decorato al Valore Militare (V. Bracco, Polla. Linee di una storia, Edizione riveduta ed ampliata, Salerno 1999, rinvii all’indice analitico).

Luigi CURTO (Polla, 1° febbraio 1836 – Polla, 31 maggio 1908). Emigrato in Argentina, dove accumulò una notevole fortuna, mutando il cognome originario della famiglia, che era Curcio, e partecipò con i suoi risparmi alla fondazione dell’ospedale di Buenos Aires, nel cui vestibolo fu innalzato un busto in suo onore, contribuì con la somma di lire cinquemila all’acquisto del terreno dove sarebbe sorto l’attuale ospedale di Polla, quindi con ventimila lire alla costruzione dello stesso, la cui prima pietra fu posata il giorno del suo onomastico, il 21 giugno 1905. Legò gran parte dei suoi beni alla Congrega della Carità, che amministrava l’ospedale, quindi morì in Polla due anni dopo il suo rientro in patria. A cent'anni dalla collocazione della pietra fondamentale, il 21 giugno 2005, fu posta una lapide che ricordasse “l'indissolubilità dell'ospedale con il nome di Luigi Curto, che ne stabilì l'essenza e ne annotò la fortuna (G. D'Amico, Ospedale Civile “Cav. Luigi Curto”. Centenario della posa della pietra fondamentale, Polla 2005).

Carlo CURZIO, nato a Polla il 6 Luglio 1692, dottor fisico a Napoli nella Santa Casa degli Incurabili, studiò e debellò in una ricoverata un raro e stravagante morbo cutaneo, poi passato alla storia della medicina come sclerodermìa o morbo del Marie, che descrisse diffusamente in un volumetto, edito a Napoli nel 1753, Discussioni anatomico-pratiche di un raro, e stravagante Morbo Cutaneo in una Donna felicemente curato in questo grande ospedale degli incurabili, il quale gli valse a più di duecent’anni di distanza, su proposta del clinico Mario Giordano, l’intitolazione dell’appena fondata Società Scientifica per lo studio delle Malattie del Tessuto Connettivo. L’intitolazione ebbe breve durata perché, morto il Giordano, gli allievi cambiarono l’intitolazione in onore del loro diretto maestro, tuttavia presso l’ingresso degli Incurabili una vecchia lapide ne tramanda ancor’oggi la memoria. Promosse a Polla il culto dell’Addolorata e, nel 1760, acquistò in San Nicola dei Greci un altare di Patronato, in cornu Evangelii, sul quale fece collocare un dipinto raffigurante la Pietà. Istituì un monte in favore di ragazze povere della sua parrocchia che dovevano maritarsi, attivo fino al primo ventennio del secolo scorso (V. Bracco, Polla. Linee di una storia, Edizione riveduta ed ampliata, Salerno 1999, pagg. 285-290).

Luca Giovanni D'ALITTO, nato a Polla 18 ottobre 1700, giurista, fu autore di un manoscritto, ora di proprietà privata, sulla storia quattro-cinquecentesca di Polla, Notamento di 12 Processi del Regio Fisco Con l’Infrascritti Feudatari, e suffeudatari dell’Olim Illustre Principe di Salerno nella Terra della Polla sopra la Reintegrazione domandatesene per parte del Regio Fisco Nell’anno 1552. Con diverse altre scritture, e Notizie utili e curiose cavate dall’Archivi (V. Bracco, Polla. Linee di una storia, Edizione riveduta ed ampliata, Salerno 1999, pag.519 ), ma soprattutto di un più grosso volume di notizie sulle vicende del Regno di Napoli, Vetusta Regni Neapolis Monumenta ex antiquis, accuratisque spoliis Archivii Magnae Curiae R.Siclae, aliorumque locorum collecta, Neapoli die 20 decembris 1760, manoscritto autografo conservato a Napoli, presso la Società Napoletana di Storia Patria, che a seguito della distruzione dei Registri della Cancelleria Angioina, rappresenta tra le fonti più sicure e affidabili per la ricostruzione di documenti purtroppo perduti (B. Ferrante, Contributi per una parziale ricostruzione del fascicolo 9 olim 82 della cancelleria Angioina, Napoli, Giannini 1976, pag.26 ss.).

Amedeo DE FLORA (Polla 1896 - Napoli 1980). Laureato in giurisprudenza, poi in lettere, esercitò per alcuni anni l’avvocatura in Polla finchè, vinto il concorso inerente, divenne professore a Salerno nell’Istituto Tecnico Commerciale dove rimase fino al 1938, quando fu nominato preside del Regio Liceo di Sala Consilina, dove mantenne la carica fino al 1945. Passò quindi a dirigere il Liceo Classico di Sessa Aurunca e poi lo Scientifico di Caserta, chiudendo la Carriera nel 1966 presso il Liceo Orazio Flacco di Potenza. Per la partecipazione alla Grande Guerra, come Ufficiale del Gruppo Osservatori, fu insignito della Croce di Guerra al Valor Militare (V. Bracco, Amedeo De Flora in I cinquant’anni d’un liceo classico, a cura di V. Bracco, pagg. 109-112).

Antonio FORTE (Polla, 9 Luglio 1928 – Nocera Superiore, 11 Settembre 2006). Ordinato sacerdote il 25 Febbraio 1951, fu Definitore, Vicario e Ministro Provinciale dell’Ordine Francescano, cui apparteneva. Nominato l’11 giugno 1988 Vescovo della diocesi di Ariano Irpino – Lacedonia, ricevette il 10 Settembre 1988, consacrante il Cardinal Bernardin Gantin, l’ordinazione episcopale, quindi passò alla diocesi di Avellino nel 1993. Rassegnate le dimissioni il 13 Novembre 2004 per raggiunti limiti di età, rimanendo Vescovo Emerito della diocesi di Avellino, si trasferì nel convento di Bracigliano, quindi a Santa Maria degli Angeli in Nocera Superiore, ove risiede l’infermeria provinciale dei Frati Minori. Qui ascese al cielo (Mons.Antonio Forte. Frate minore, maestro e pastore, a cura di P. Giaginto d’Angelo, Baronissi 2007).

Oronzo FRANCO (Polla 1911 – Pavia 1978). Maestro elementare e successivamente dottore in Giurisprudenza, prese parte da ufficiale di fanteria alla Campagna Etiopica del 1935-36. vinse poi il concorso in Pubblica Sicurezza e fu assegnato come funzionario prima a Cuneo, poi a Milano; raggiunto il grado di questore, diresse la polizia di Pavia. A lui, su iniziativa della sorella Elena, è intitolata una borsa di studio annuale in favore degli alunni meritevoli della Scuola Media di Polla (Scuola Media E.De Amicis di Polla, Ma nel cuore nessuna croce manca, Salerno 2002, pag. 66).

Diego GALLOPPO (18 Ottobre 1700 – 1 Dicembre 1799). Studioso di Legge a Napoli, poi vicario generale di Carìnola, ebbe la cappellania in Polla di Sant’Antonio Abate. Fu autore di un folto manoscritto, in cui aveva ricostruito parte delle vicende Pollesi e trascritto vari documenti, custodito presso il fondo dell’Archivio Notarile di Sala Consilina, confluito nell’Archivio di Stato di Salerno, Raccolta manoscritta di memorie e documenti in parte autografa di fogli scritti numerati CLXXIII, depositata dall’autore presso il regio notaio Liborio Curcio, nei cui protocolli è conservata. Fu sepolto sotto il coro della sua Parrocchia, nella sepoltura dei sacerdoti (V. Bracco, Polla. Linee di una storia, Edizione riveduta ed ampliata, Salerno 1999, rinvii all’indice analitico).

Francesco ISOLDI (Polla 1880 – San Paolo in Brasile 1960). Sacerdote e professore di lettere, migrò in Brasile dopo la prima guerra mondiale, pubblicando vari opuscoli, tra i quali si ricorda uno studio su due epigrafi pollesi, Duas epìgrafes latinas, estudo filològico e històrico, Sao Paolo 1945 (V. Bracco, nell’Index auctorum in Inscriptiones Italiae. Vol.III Regio III. Civitates Vallium Silari et Tanagri, Roma 1974, pag. XXXIII). Pubblicò in portoghese anche un’antologia per le scuole secondarie superiori, concernente poeti e prosatori italiani, Anthologia Italiana. Prosa e versos para uso das escolas brasileiras, Sao Paolo, 1928.

Ludovico MANGANELLI, membro di un’antica famiglia pollese, trasse probabilmente presso il Convento di Sant’Antonio la sua prima formazione religiosa, quindi si trasferì a Madrid, dove divenne confessore dei reali di Spagna. Ebbe modo di conoscere e approfondire il pensiero di Duns Scoto, sul quale fermò le proprie riflessioni in due scritti impressi dalla tipografia regia nel 1619 (V. Bracco, Polla. Linee di una storia, Edizione riveduta ed ampliata, Salerno 1999, rinvii all’indice analitico).

Nicola MANSIONE (Polla, 1 Agosto 1741 – Pagani, 13 Dicembre 1823). Filiano della parrocchia di San Nicola dei Greci, attirato alla vita religiosa e più propenso verso una congregazione missionaria, ascese al sacerdozio il 22 Settembre 1764 nella Cattedrale di Cava de’ Tirreni, associandosi a sant’Alfonso e iniziando subito laboriose missioni rurali. Fu rettore del collegio di Pagani nel 1987 e soprattutto nel 1793 quando i padri capitolari, eleggendo Rettore Maggiore padre Pietro Paolo Blasucci, lo nominarono consultore generale. Nel 1804 inaugurò il collegio dell’Uditore nelle Adiacenze di Palermo e, riaperto il noviziato a Ciorani, vi esercitò l’ufficio di Maestro dei Novizi. Morto padre Blasucci, governò la Congregazione come Vicario generale, quindi come capo supremo. Ampliò la Congregazione nel Regno di Napoli con i collegi di Corigliano in Calabria, di Aquila nell’Abruzzo e Francavilla in Puglia (V. Bracco, Polla. Linee di una storia, Edizione riveduta ed ampliata, Salerno 1999, rinvii all’indice analitico).

Luigi MANZELLA, patriota e ingegnere, entrò nelle file dei Filadelfi, adoperandosi a diffondere le nuove idee nel distretto di Sala Consilina. Arrestato, fu condannato a diciannoce anni di ferri, pena che il 22 Ottobre 1828 fu commutata in 19 anni di relegazione, che espiò in parte a Ponza, avendo nel Luglio del 1883 ottenuto la grazia per la supplica della madre. Tracciò il disegno della stazione ferroviaria di Napoli (G. De Crescenzo, Dizionario salernitano di storia e cultura, Salerno 1960, sv.)

Antonio MEDICI (Polla 1860Polla 1943). Medico di Polla, osservò e trascrisse molte tra le epigrafi conservate nei territori di Caggiano, Pertosa e Polla, che corredò di traduzione in Italiano, in alcuni appunti manoscritti rimasti inediti (V. Bracco, nell’Index auctorum in Inscriptiones Italiae. Vol.III Regio III. Civitates Vallium Silari et Tanagri, Roma 1974, pag. XXXVIII) e inserì di suo pugno alcune postille riguardanti lo Sciarpa in un esemplare della storia di Polla del Curcio Rubertini, ora di proprietà della famiglia Bracco (G. D’Amico, Il 1799 nel Vallo di Diano e dintorni, Salerno 1999, pagg.107-108).

Vincenzo MEDICI, arciprete della chiesa della SS.Trinità, ne sostenne la ricostruzione in seguito al disastroso sisma del 1857; sotto il suo governo fu donato dall’abate Morcaldi di Cava, dalla cui diocesi la parrocchia dipendeva, uno splendido pulpito intagliato in noce (V. Bracco, Polla. Linee di una storia, Edizione riveduta ed ampliata, Salerno 1999, pag.437 ), somparso nella diaspora seguita al Concilio Vaticano II insieme a tanti altri beni delle Chiese di Polla (V. Bracco, Nota intorno alla dispersione del patrimonio religioso di un paese nel Mezzogiorno, in Clio, XIII, 1977, pag. 111-121). Oratore Sacro e filologo e filosofo (F. Curcio Rubertini, Origini e vicende storiche di Polla nel Salernitano, Sala Consilina, 1911 pagg. 278-279), compose una Grammatica dialettica ad uso della studiosa gioventù italiana compilata su le opere de’primi filologi e filosofi antichi e moderni, stampata in Napoli nel 1871.

Paolino Giangiuseppe ORILIA (Polla, 24 Giugno 1717 – prima del 1788). Compì i primi studi nel seminario di Marsico per poi attendere a Napoli a una preparazione giuridica più completa. Sotto la spinta dell’abate Galiani, scrisse in due volumi una delle prime sintesi sull’Università di Napoli, elaborata sulla base di una folta documentazione proveniente da pazienti ricerche archivistiche, Istoria dello Studio di Napoli, Napoli 1753-1754. Fu nominano nel 1760 Regio giudice a Matera, nel 1769 fu Governatore di Capri e l’anno successivo Regio uditore nella Calabria Ultra, finché non fu promosso Caporuota nel 1780 (V. Bracco, Polla. Linee di una storia, Edizione riveduta ed ampliata, Salerno 1999, pagg. 290-292).

Anselmo PALMIERI, figlio di Benedetto, mastro sartore originario di San Rufo stabilitosi a Polla, fu prete capitolare di San Nicola dei Latini, tra i primi ad essere insigniti lungo il settecento della dignità di abate. Nel 1708 eseguì il San Tommaso per la chiesa di San Nicola dei Latini e, cinque anni più tardi, affrescò la chiesetta di Santa Maria della Colomba presso Atena. Chiamato nel 1715 ad affrescare undici riquadri evangelici lungo la navata grande di San Francesco dai Frati Osservanti di Padula, riscosse buona fama e dopo il 1719 fu incaricato di affrescare con dodici tempere, raffiguranti le Storie della Vergine, il Duomo di Matera, quindi gli furono commissionate un ciclo di tele ispirate alla Vergine, che adornassero la Cattedrale e il Palazzo Vescovile di Muro Lucano (V. Bracco, Polla. Linee di una storia, Edizione riveduta ed ampliata, Salerno 1999, pag.258-261 ). Fu assai attivo con le sue opere d’arte soprattutto nel Vallo di Diano, soprattutto a Polla, sia nel Convento di Sant’Antonio, dove affrescò quindici scene ispirate alla vita di Gesù (V. Bracco, La chiesa di Sant’Antonio e il suo convento in Polla col conforto di documenti inediti, Salerno 1986, pag.58 e rinvii all’indice analitico), sia nella chiesa di San Nicola dei Latini, che alla mano dell’artista deve il Cristo Trionfante, sull’altare maggiore, e la Morte di San Giuseppe per l’omonimo altare, ma anche a Sala Consilina, nella Chiesa di Santo Stefano, dove nel 1726 completò un ciclo pittorico di otto scene (R. Alaggio, A. Didier, C. Restaino, E. Spinelli, La chiesa di Santo Stefano di Sala Consilina. Dalle carte d’Archivio all’archivio dell’Arte, Nocera Inferiore 1997, pagg. 106-107).

Francesco PANTOLIANO (Polla, 7 Aprile 1708 – Torre Orsaia 1775 ) abate e arciprete della parrocchia di San Nicola dei Latini, acquistò un primo merito risolvendo pacificamente una vertenza pluriennale che divideva il clero della propria parrocchia con quello di Santa Maria dei Greci, in merito a chi toccasse il diritto a fondare una congregazione sotto il titolo della Beata Vergine dei Sette Dolori; sotto il suo governo fu rifatta la sepoltura per i sacerdoti sotto il Coro della chiesa, che successivamente modificò e ammodernò in più parti. Nominato vescovo di Policastro, ebbe cura del palazzo vescovile e consolidò la cattedrale. Fu sepolto davanti al presbiterio della chiesa parrocchiale di Torre Orsaia, celebrato da un epitaffio destinato a trasmetterne la dottrina e la pietà (V. Bracco, Polla. Linee di una storia, Edizione riveduta ed ampliata, Salerno 1999, pagg. 292-296).

Gianvincenzo PANTOLIANO (Polla 1585 – Siracusa 1651). Frate francescano, assunse il nome di Ambrogio, ricoprendo all’interno dell’Ordine Sommo custode di Terrasanta importanti cariche ecclesiastiche. Predicatore generale e lettore di teologia presso il convento di Cava, donò tra l’altro al convento di Sant’Antonio, dove ancor’oggi si conserva un di lui ritratto, un crocifisso ligneo scolpito da Frate Umile da Petralia firmato e datato nel 1636 (V. Bracco, La chiesa di Sant’Antonio e il suo convento in Polla col conforto di documenti inediti, Salerno 1986, pagg. 26-27) e ricchi arredi sacri che adornassero la sagrestia. Esercitò la funzione di Commissario Generale di Terrasanta in Curia, di messo inviato a Parigi e Londra e di Visitatore Generale nelle Province di Roma, Milano e Palermo. Eletto per la seconda volta Custode di Terrasanta, parti per la Palestina ma presso Siracusa si ammalò gravemente e morì [D .Langone, Padre Ambrogio Pantoliano da Polla, francescano ( Polla 1585c. – Siracusa 1651), Castellammare di Stabia, 1998].

Vincenzo PARISI (Polla, 16 Maggio 1790 – Marsiglia, dopo il 1837). Sindaco di Polla, aderì alla carboneria, formando nel 1811 una società segreta, la Neosparta Febea. Partecipò attivamente ai moti carbonari del 1820, assumendo il grado di generale a capo di tre battaglioni che mossero da Sala Consilina alla volta di Salerno, per rinforzare l’armata e proseguire per Napoli a seguito del Generale Pepe, al fine di indurre Ferdinando I a concedere la Costituzione. Falliti i moti, venne arrestato e condannato a morte l’11 maggio 1828, ma la pena gli fu commutata in ergastolo. Nel 1832 ottenne la grazia e morì in esilio a Marsiglia (V. Bracco, Polla. Linee di una storia, Edizione riveduta ed ampliata, Salerno 1999, rinvii all’indice analitico).

Francesco PECCHENEDA, nato a Polla 13 Luglio 1723, si affermò nell’avvocatura a Napoli, dove pubblicò numerose memorie difese e dimostrazioni giuridiche, elaborate in favore di privilegi reali e di prerogative ecclesiastiche della capitale e di altre parti del regno, tra cui Memorie in difesa delle prerogative dell’insigne collegio de’sacri ministri della Cattedrale Chiesa Napolitana chiamati Ebdomadarj, Napoli 1772, contenente anche due tavole raffiguranti la prima una processione, l’altra le piante del Duomo e di altre due chiese di Napoli (V. Bracco, Polla. Linee di una storia, Edizione riveduta ed ampliata, Salerno 1999, nota 963).

Nicola PECCHENEDA (14 Aprile 1725 – 6 Novembre 1804 ). Si avviò alla pittura a Napoli, ma le numerose testimonianze pittoriche di cui abbiamo conoscenza, tra cui due tele verticali con San Pietro e San Filippo Neri, dipinte per il coro di San Nicola dei Latini, un quadro raffigurante la Resurrezione per la medesima chiesa, poi disperso, tre tele conservate nella chiesa di Santa Caterina di Caggiano, la maggiore rappresentante Santa Caterina d’Egitto e il Miracolo della ruota, la seconda con il Cardinale Borromeo in estasi davanti il Crocifisso, l’ultima raffigurante forse la Trasfigurazione, ma ancora una Deposizione per la chiesa di Santa Maria Assunta di Brienza e un ciclo di dipinti per la chiesa di San Pietro di Sala Consilina, mostrano una processo di formazione articolato e legato alla sua terra d’origine (N. Parlante, Nicola Peccheneda (1725 – 1804), Castelcivita 1998). Fu eletto sindaco nel 1798 a furor di popolo e del periodo della sua amministrazione si ricorda soprattutto la ripresa dell’istituzione del mercato, soppresso nella seconda metà del 600, rinato sotto il paese nello spazio antistante al ponte (V. Bracco, Polla. Linee di una storia, Edizione riveduta ed ampliata, Salerno 1999, pagg. 333- 335).

Gerardo RITORTO (Polla, 12 Dicembre 1937 – Montecorvino Ravella, 15 Maggio 1982). Presidente della Comunità montana fino al 1980, venne in seguito eletto Consigliere regionale nelle file del PSI. Alla regione Campania assunse l’incarico di Assessore all’Industria e all’artigianato e, all’interno del suo partito, fu chiamato a far parte della commissione Economica. Con Luigi Pica, Vincenzo Curcio ed Enzo Vacca fondò il periodico Il Vallo, poi divenuto Il Corriere Salernitano, promosse il centro di studi Rocco Scotellaro e fu anima del progetto Città Vallo di Diano. La sua esistenza fu stroncata da un incidente stradale (AA. VV., Gerardo Ritorto. L’uomo e il politico, Casalvelino scalo, 1983).

Michele SCARAMOZZA (Polla, 13 Giugno1882 - 28 Agosto 1917). Sottotenente della 93 Fanteria, fu ordinato sacerdote il 31 Marzo 1907 e fu professore di Latino e Greco presso il Ginnasio Statale di Sala Consilina. Cadde da eroe durante la prima guerra mondiale durante un combattimento sul Monte S.Gabriele, mentre guidava il suo plotone all’assalto di un’importante posizione, quindi fu sepolto nel cimitero militare situato a Villa Principe in Salcano ( Gorizia ). In suo onore fu posta una lapide commemorativa all’interno della chiesa di San Nicola dei Latini (Scuola Media E.De Amicis di Polla, I Caduti di Polla, Salerno 1996, pag.72-73 ). Scrisse un opuscolo ispirato dal rinvenimento dell’epigrafe relativa al mausoleo di Utiano Rufo, Cenni sull’origine di Polla desunti da un’iscrizione rinvenuta nella contrada Tempio, Roma 1907 (V. Bracco, nell’Index auctorum in Inscriptiones Italiae. Vol.III Regio III. Civitates Vallium Silari et Tanagri, Roma 1974, pag. XLIII).

Giuseppe STABILE (Polla 1903 – 1955). Laureato in Giurisprudenza, esercitò l’avvocatura presso la Pretura di Polla e di Lagonegro, patrocinò anche in Cassazione ed ebbe il titolo di Cavaliere della Corona d’Italia e, successivamente, di Commendatore dell’Ordine della Repubblica Italiana. Podestà in seguito a nomina prefettizia dal 1933 fino alla caduta del Fascismo, si impegnò per il bene del paese favorendo la costruzione del Mercato Coperto, provvedendo all’ampliamento dell’area cimiteriale e al miglioramento della pubblica illuminazione. Nel 1952 venne eletto Consigliere Provinciale nella lista della Democrazia Cistiana, adoperandosi per la costruzione della via Provinciale Petina-Polla, ma la morte prematura impedì che terminasse il mandato (Scuola Media E.De Amicis di Polla, L’amministrazione comunale di Polla dall’unità ad oggi. Linee di una cronaca, Lagonegro 2004, pagg. 85-94)

Angela TRAMONTANO (Polla 1709 – 1783). Mutò il nome in Rosa non appena prese i voti presso l’ordine dei Domenicani. Fu sepolta nella cappella del Santissimo Rosario, dove un epitaffio ne ricorda la vita costellata di fede e l’amore e il rispetto che i concittadini nutrirono nei suoi confronti (V. Bracco, Polla. Linee di una storia, Edizione riveduta ed ampliata, Salerno 1999, nota 1005).

Suor Maria VILLANO, visse i primi anni di vita religiosa nel Monastero di Capua, quindi si trasferì in Napoli, allorchè sua zia vi fondò il nuovo monastero di San Giovanni. Da questo uscì nel 1638, quando si propose di fondare un proprio monastero dove, pur rispettandosi l’abito domenicano, vi fossero obblighi religiosi più rigidi, cosa che riuscì a fare istituendo insieme a venti consorelle fuori Porta Medina, nella strada detta dell’Imbreciata, una nuova comunità col titolo del “Divino Amore”. Negli ultimi anni della sua esistenza scrisse alcuni volumi di Religione, in Italiano e in latino, rimasti manoscritti (V. Bracco, Figure della storia di Polla, in RSS, XVIII, pagg. 199-202).
                                                                           Umberto Michele Soldovieri