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Personaggi illustri dei paesi limitrofi

I personaggi illustri di Caggiano


Giuseppe Antonio ABBAMONTE
(Caggiano, 21 Gennaio 1759 – Napoli, 9 Agosto 1818). Studiò giurisprudenza a Napoli. Entrato a far parte di un club di Giacobini di matrice moderata, il Lomo, quando nel 1794 il governo Borbonico ne ordinò lo scioglimento e l’arresto dei patrioti, riparò prima in Liguria, poi a Milano, dove nel 1797 fondò Il Giornale dei patrioti Italiani. Prese parte al governo provvisorio della Repubblica Partenopea, dove rivestì il ruolo di Presidente del comitato esecutivo, progettando con Mario Pagano una nuova Costituzione. Caduta la repubblica fu catturato e condannato a morte, ma la pena fu commutata prima in ergastolo, poi col trattato di Firenze ottenne la libertà e si trasferì a Milano. Ebbe altissimi onori da Giuseppe Bonaparte e da Gioacchino Murat, una volta ritornato a Napoli dopo aver svolto in quella Milano che era divenuta la capitale della Repubblica Italiana il ruolo di capo del Dicastero della II Divisione di Polizia Generale. Pubblicò tra l’altro un Progetto di Costituzione per la Lombardia ed un Saggio sulle leggi fondamentali dell’Italia libera, Milano 1797 (P. Carucci, Vincenzo Lupo e Giuseppe Abbamonte, con cenni geografico-storici su Caggiano, Napoli 1904).

Gabriele ALTILIO, nato a Caggiano piuttosto che Cuccaro Vetere prima del 1440, accademico Pontaniano, fine poeta latino, fu scelto da Alfonso II come precettore per il figlioletto Ferrandino che accompagnò prima contro i baroni ribelli in Puglia nel 1485 e poi, nel 1487, in Abruzzo per colloquiare di politica con Virginio Orsini. Ottenne il 14 Novembre 1492 le prepositure, di collazione regia, di San Pietro di Campolongo, di Santa Vittoria, di San Pietro a Leporino e di Santa Lucia di Castel Vecchio. L’8 Gennaio 1493 ricevette da Alessandro VI la nomina a Vescovo di Policastro (G. Lamattina, Gabriele Altilio. Le Prose, II, Salerno 1987, pag.19-21), tuttavia non trascurò l’attività politica: il 22 Maggio 1493 lo si ritrova ad Ostia a conferire con il futuro Giulio II, allora tra i più irriducibili di quei cardinali che avevano stretto una lega contro Alessandro VI. Non appena Ferrandino divenne duca di Calabria ne fu nominato segretario e lo accompagnò nel vano tentativo di arrestare l’avanzata di Carlo VIII di Francia. Ritiratosi dunque nel vescovado di Policastro, vi morì probabilmente nel 1501. Dei suoi scritti il più famoso è sicuramente un epitalamio catulliano in 262 versi, composto in occasione delle nozze di Isabella d’Aragona con Giangaleazzo Sforza e pubblicato postumo nel 1528, ma non mancano altri componimenti, come una Lamentatio in Christum sepultum, e un poema bucolico nel quale si è voluto intravedere il ricordo dell’infanzia trascorsa a Caggiano (G. Lamattina, Gabriele Altilio. Le Poesie, Salerno 1978, pag.91-94). Considerato, dopo il Pontano e il Sannazaro, il maggior poeta latino della corte aragonese, intrattenne rapporti di amicizia con i più importanti intellettuali dell’epoca, tra cui lo stesso Pontano, che lo definiva Grammaticorum Grammaticissimus e gli dedicò il De Magnificentia, ma anche il Cariteo, Michele Marullo Tarcaniota e il Galateo, che gli dedicò il De podagra (F. Nicolini, sv Altilio, Gabriele, in DBI, II, pag.567-568 ).

Nestore CAGGIANO (Caggiano 11 Novembre 1888 – Caggiano 3 Marzo 1818). Compositore e oboista. Diplomatosi nel 1906 presso il conservatorio di San Pietro a Maiella sotto la guida di Giuseppe Martucci, fu “primo oboe” nel “Concerto Civico di Roma” e nell’orchestra del teatro Quirino. La tomba del Busento, poema sinfonico dall’omonima ballata del Platen, vinse nel 1913 il “Concorso Nazionale per composizioni orchestrali” (Premio Augusteo). Tra le sue numerose opere si ricordano: Trio per violino, violoncello e pianoforte, premiato nel 1910 al concorso “Duchessa del Balzo-Walpoole”, Adelchi, dall’omonima tragedia del Manzoni, premiato al Concorso Bellini nel 1912, Amleto, dall’omonima tragedia di Shakespeare, premiato al Concorso Bellini nel 1913, un Madrigale a sei voci nel 1911, oltre a varie composizioni vocali.

Paolo CARUCCI (Caggiano 14 Agosto 1842 - Napoli 1925). Medico, professore di scienze naturali presso istituti superiori a Napoli. Nell’ambito della ricerca scientifica pubblicò un numero cospicuo di manuali ad uso degli studenti, preceduto da un erudito saggio edito a Napoli nel 1875 su La Lotta dell’uomo con la natura, ma partecipò anche attivamente alla vita culturale della fine del XIX sec. fondando e dirigendo la Rivista Partenopea. La sua fama è dovuta però soprattutto alla scoperta di un insediamento preistorico all’interno delle Grotte dell’Angelo a Pertosa, i cui risultati, ottenuti dopo non poche difficoltà (R. Guglielmino sv. Pertosa in BTCGI), confluirono in un volume di ampio respiro, riccamente illustrato, La Grotta Preistorica di Pertosa. Contributo alla Paletnologia, Speleologia ed Idrografia, Napoli 1907. Il successo ottenuto da questa pubblicazione, insieme al rinvenimento appena fuori dalla grotta di un altro deposito preistorico, che includeva una quantità sorprendente di oggetti di bronzo (L. Pigorini, La Paletnologia nel congresso di Parma degli scienziati italiani, in BPI, XXXIV, 1908, pagg.1-17), lo convinsero ad insistere per la completa esplorazione del complesso speleologico (La grotta dell’Angelo in provincia di Salerno e la sua completa esplorazione speleologica, in Archivio storico della provincia di Salerno, I, 1921, pag 91-105). Questo volume seguitava a un’altra monografia che aveva dedicato a due suoi concittadini, Vincenzo Lupo e Giuseppe Abbamonte, con cenni geografico-storici su Caggiano, Napoli 1904. Eseguì dei saggi di scavo anche nella Grotta dello Zachito, presso Caggiano, recuperando un complesso di materiali in pietra e in bronzo ora conservato presso il Museo Provinciale di Salerno (Vecchi Scavi, Nuovi studi. Museo Archeologico Provinciale della Lucania Occidentale nella Certosa di Padula, a cura di M. Romito, pagg.190-192). L’ultima sua fatica, Il culto dell’ascia nella Campania, venne pubblicata nel 1917 dall’Editore Morano, ma alcune di lui opere sono rimaste inedite (G. Lamattina, premessa a P. Carucci, La Grotta Preistorica di Pertosa. Contributo alla Paletnologia, Speleologia ed Idrografia, Napoli 1907, rist. Dottrinari, 1985).

Crisostomo COLONNA (Caggiano intorno al 1455 - Caggiano 1539). Accademico pontaniano, divenne per desiderio di Federico d’Aragona precettore di Ferrando, suo primogenito, per assolvere al cui incarico dovette recarsi ad Andria, in Puglia. Ottenne, per straordinari servigi resi alla corte Aragonese l’arcipretura di Molfetta, successivamente l’arcidiaconatura della chiesa di Giovenazzo, quindi fu nominato con Real Diploma del 7 Luglio 1501 tesoriere della chiesa di San Nicola di Bari, che adornò con una cappella. Dal 1507 fu precettore di Bona, figlioletta di Isabella d’Aragona, per la quale si vuole che abbia raggiunto Cracovia e contrattato il matrimonio con Sigismondo, re della Polonia. Dopo le nozze di Bona, fu nominato ambasciatore e si ritrovò in tale veste, il 5 Luglio 1519, a Barcellona per rendere omaggio a Carlo V, appena eletto imperatore. Tra le sue opere, si ricordano tre epigrammi, di cui uno (al vero di dubbia attribuzione) dedicato ad Isabella d’Aragona, un’elegia ispiratagli da un’epistola del Galateo, De pugna tredecim equitum ed altri scritti tra cui alcune epistole, anche in volgare, e una lettera prefattoria ad un opuscolo di Belisario Acquaviva. Intrattenne rapporti stretti con gli intellettuali del tempo, soprattutto con il Galateo, il quale non mancò di inviargli un trattatelo, il De educatione filiorum regum, che giovasse all’insegnamento del principino Ferrando. Di lui Caggiano conserva il ricordo dell’istituzione di un Monte perpetuo multiplo, per dotare donzelle e per sussidi di mantenimento di giovanetti, che operò fino al XVIII sec. (G. Lamattina, Crisostomo Colonna tra gli umanisti e i reali di Napoli, Salerno 1982).

Gaetano LAMATTINA. Maestro elementare prima a Salerno, poi a Roma. Ha dedicato la vita alla ricerca storica, pubblicando ventiquattro volumi più qualche scritto d’occasione. Di lui si ricordano opere di storia locale come Caggiano e il suo casale di Pertosa, Salerno 1975, riveduto ed ampliato nel 1991 (Caggiano e i suoi casali di Pertosa e Salvitelle, Salerno), l’edizione degli scritti del poeta Gabriele Altilio (Gabriele Altilio. Le Poesie, Salerno 1978 e Gabriele Altilio. Le Prose, Salerno 1987), una raccolta di proverbi e detti comuni (Dalla mia terra, Roma 1976) nonché numerosi studi sulla storia dei Templari. Negli ultimi anni di vita si dedicò alla ricerca archivistica, rivolta soprattutto all’archivio parrocchiale di Caggiano, ma anche a quello di Stato di Napoli e all’Archivio Segreto Vaticano, producendo tre volumi di edizioni di documenti: Visite pastorali ed altri documenti della diocesi di Satriano Campagna (sec. XIV-XVII), Scafati 1988, Manoscritti inediti e Relazioni ad Limina della Diocesi di Satriano Campagna (sec. XIV-XVII), Scafati 1988, La tassa focatica di Caggiano nel 1545, Napoli 1990. Ricevette le insegne di Commendatore dell’Ordine di S. Silvestro (Voce Amica, XLIV, 3, pag.8 ss.).

Nicola LAMATTINA (Caggiano 6 Novembre 1971 – Caggiano 1 Marzo 2006). Diplomato in Pittura all’Accademia delle Belle Arti di Napoli sotto la guida di Gaetano Sgambati, aprì a Caggiano ChiangArt, uno studio-galleria divenuto poi un punto di riferimento e di aggregazione per i giovani del paese. Eletto consigliere del Comune di Caggiano nel 1995, poi Assessore alla Cultura nel 2005, favorì la creazione della Biblioteca Comunale e organizzò eventi di varia natura culturale. Promosse l’attivazione del Centro diurno comunale per disabili Colibrì, istituì un Punto Informagiovani, il Forum Comunale dei Giovani, dunque una Fiera Mercato Comunale a cadenza mensile. Ha partecipato con le sue opere a varie mostre di pittura e una sua raccolta di poesie è stata pubblicata postuma, Io un eterno io. Poesie, La Città del Sole, Napoli, sd.

Alessio LUPO (Caggiano 23 Ottobre 1801 – Caggiano 21 Marzo 1865). Canonico, amministrò i sacramenti nella chiesa del SS. Salvatore dal 1840. Collaborò con quattro monografie storiche su Caggiano, Salvitelle, Auletta e Pertosa ai fascicoli de Il regno delle due Sicilie descritto ed illustrato, curato da Filippo Girelli ed edito a partire dal 1853; scrisse inoltre una memoria sul noto terremoto che colpì il meridione la notte del 16 Dicembre 1857, che comunicò alla Società Sismologica italiana (G. Lamattina, Caggiano e il suo casale di Pertosa, Salerno 1975, pagg.179-183). Riposa nella chiesa di S. Antonio, sotto l’altare della famiglia Acciaro (V. Bracco, nell’Index auctorum in Inscriptiones Italiae. Vol.III Regio III. Civitates Vallium Silari et Tanagri, Roma 1974, pag. XXXV).

Vincenzo LUPO (Caggiano 15 Agosto 1755 – 20 Agosto ). Uomo integerrimo e dottissimo giureconsulto, fu tra i principali protagonisti della Rivoluzione Partenopea, meritando il soprannome di Marat. Laureatosi a Napoli in giurisprudenza, frequentò i circoli cittadini aderendo al Romo, club di matrice oltranzista. Quando venne proclamata la Repubblica, venne eletto Presidente dell’Alta Corte Militare e, poco dopo, giudice del Tribunale Civile. Caduta la Repubblica, fu catturato e trasportato nel Confortatorio di Castel del Carmine. Morì giustiziato, e il suo corpo, come ammonimento, rimase esposto alla mercè della plebaglia per 24 ore (P. Carucci, Vincenzo Lupo e Giuseppe Abbamonte, con cenni geografico-storici su Caggiano, Napoli 1904).


                                                                 Umberto Michele Soldovieri