L’11 ottobre 1908 a Sala Consilina fu festa grande per un avvenimento epocale che non riguardava solo il paese allora capoluogo di distretto, sede di sottoprefettura, ma di un’area che andava ben al di là del Vallo di Diano: il municipio drappeggiato per le grandi occasioni, piazza Umberto I stracolma di gente, ben undici bandiere, la banda musicale e tante autorità. A distanza di un secolo circa dall’istituzione del “T. Tasso” a Salerno, veniva inaugurato il primo ginnasio governativo in una sede della provincia. Numerosissima la prima classe (38 alunni); le altre, dalla seconda alla quinta fin dall’inizio, avevano dai sei ai dodici alunni, provenienti, oltre che dal Regio Ginnasio “T. Tasso” di Salerno, da ginnasi governativi fuori provincia o da ginnasi pareggiati della provincia di Salerno (Cava dei Tirreni e Nocera Inferiore).
Perché proprio a Sala Consilina fu concesso questo che dovette essere considerato un vero e proprio privilegio in tempi di ancora diffuso analfabetismo? Perché circa un secolo prima la riforma amministrativa del governo francese aveva sconvolto l’assetto feudale con le leggi eversive: Sala Consilina nel 1799, a differenza di Teggiano, dove c’era stata appena qualche scaramuccia per l’erezione dell’albero della libertà, aveva contato parecchi morti e il giurista Diego Gatta aveva dovuto rifugiarsi a Eboli dopo aver subito l’incendio della biblioteca e l’uccisione del ventunenne nipote adottivo Michele. Da città feudale, che più volte nei secoli si era riscattata come libera università dei cittadini, era divenuta capoluogo di distretto insieme a Campagna e a Vallo della Lucania. Fu grazie alla presenza dei vari impiegati degli uffici distrettuali, a cominciare da quelli della sottoprefettura, che fu per oltre venti anni avvertito il bisogno di chiedere con insistenza l’istituzione della scuola superiore, ad evitare di mandare a studiare i figli lontano, ancora piccoli, dopo la frequenza delle elementari. (In quegli anni lo stesso seminario di Teggiano aveva subito una battuta di arresto).
Ma perché proprio a Sala Consilina e non, contemporaneamente, anche negli altri due capoluoghi di distretto? Perché qui la richiesta al governo nazionale poteva contare su un deputato di valore, il democratico Giovanni Camera, che, anche grazie ai suoi rapporti con la massoneria, poté vedere realizzato un sogno carezzato a lungo e per riconoscimento al suo impegno forte, il ginnasio fu intitolato a lui fin dalla sua istituzione. Nel 1911 lo stesso Giovanni Camera, che col Ginnasio aveva favorito l’istruzione superiore dei figli della classe impiegatizia, volle e ottenne per gli altri ceti emergenti (artigiani e commercianti) la scuola complementare, il corso magistrale e la scuola tecnica (poi scuola di avviamento). Sala Consilina diventava, così, per eccellenza «città degli studi» di un territorio che andava ben al di là del Vallo di Diano: gli studenti, ospitati in due convitti o in case private, provenivano anche dalla vicina Basilicata o dal settentrione della provincia di Cosenza. La massima aspirazione di un emigrante, all'epoca, era quella di mandare il figlio a la Sala, che significava fargli continuare gli studi.
Caduto politicamente in disgrazia Camera durante il fascismo, il Liceo, sorto nel 1933 fu intitolato al Principe di Piemonte e, con la riforma Bottai, l’intitolazione a Camera rimase ed è rimasta fino a oggi al triennio della scuola media.
Anche se nel secondo dopoguerra l’istruzione superiore, dalla scuola media in su, si è diffusa negli altri centri del Vallo di Diano, resta forte nell’identità di Sala Consilina l’immagine di «città degli studi». È doveroso, quindi, che essa si renda promotrice e affiancatrice di iniziative rivolte alla conoscenza culturale nel territorio, senza pretese campanilistiche, ma come rete di servizio e stimolo al comune sviluppo, che, reagendo alla deleteria visione meridionalistica sempre in attesa di aiuti dall’alto, sia capace di una rivoluzione meridiana, capace di far fruttare dal basso le risorse esistenti dalle radici della civiltà meridionale: non bisogna mai dimenticare che il Sud di Parmenide e di Pitagora partorì nella Magna Graecia il pensiero filosofico prima ancora che nella Grecia madrepatria, ponendo le basi della civiltà occidentale in cui fiorì il cristianesimo nei suoi aspetti migliori (il monachesimo, dalle laure basiliane che reagirono alle invasioni dei barbari ai certosini voluti non a caso dai Sanseverino, che lasciarono segni profondi nell’arte e nella vita civile di tutto il Vallo). È ora di realizzare nel Vallo quella concordia discors (armonia nella varietà) che fu il vanto del tanto deprecato Medioevo, creatore non solo delle grandi cattedrali, ma anche dispensatore di quel pensiero antico che la civiltà araba aveva ridato all’occidente di Dante Alighieri. Possiamo anche da qui, dal nostro Vallo, contribuire a ridare luce nuova al Mediterraneo, all’Europa e al mondo nell’attuale disorientamento globale: insieme si può e si deve. (Giuseppe Colitti)